Teramo, alimentare e meccanica feriti dai dazi di Trump

Due i settori in provincia che risentirebbero di misure protezionistiche Usa. Ma potrebbero essere danneggiati anche il comparto moda e del mobile

TERAMO. E dal cilindro Trump tirò fuori i dazi. L’ultima trovata del Tycoon da dare in pasto al proprio elettorato riguarda l’avvio di una politica protezionistica che potrebbe avere effetti diretti su tante piccole e medie aziende teramane che esportano negli Stati Uniti.

Per ora sono solo una minaccia, ma il presidente degli Usa annuncia di voler introdurre dazi “punitivi” su una novantina di prodotti europei. Il provvedimento sarebbe una sorta di ritorsione contro la mancata importazione in Europa dei quantitativi di carni americane non trattate con ormoni, stabiliti nel 2009 con uno specifico accordo tra Stati Uniti e Unione Europea.

Nell’elenco dei prodotti che potrebbero essere sottoposti a dazi fino al 100% del valore ci sono molti prodotti alimentari. Che, purtroppo, è uno dei settori più vivaci per quanto riguarda l’export fra la provincia di Teramo e gli Usa. Il volume del fatturato esportato è infatti in crescita: è passato dai 10 milioni di 2014 e 2015 ai 12 milioni e passa del 2016 e “pesa” per quasi il 14% sui volumi esportati. Gli alimenti oggetto delle “liste di proscrizione” sono diversi: molti riguardano la carne, quindi insaccati e prosciutti, ma anche prodotti ortofrutticoli e derivati come la salsa di pomodoro, ad esempio.

Discorso diverso per il vino. Al momento non è nella lista nera, ma c’è chi teme che l’attenzione di Trump e dei suoi consiglieri potrebbe appuntarsi su questo prodotto, che insieme alla pasta è il vessillo del cibo “made in Italy”. In questo caso si tratta di un prodotto di nicchia che però vede fortemente impegnate nelle esportazioni almeno una ventina di aziende vitivinicole teramane che avrebbero un contraccolpo non da poco nel vedere crollare una fetta di mercato estero.

Altro settore non secondario negli scambi commerciali con gli Stati Uniti è la moda: fra abbigliamento e pelletteria il fatturato supera gli otto milioni con un peso sul totale delle esportazioni superiore al 9%. In questo caso però non si parla di introduzione di dazi.

Invece a rischio sono diversi articoli che riguardano la meccanica e tutto quanto le ruota intorno. Non a caso Donald Trump ha preso ad esempio la Vespa. Fra prodotti della metallurgia e in metallo noi esportiamo quasi 12 milioni di euro di merce, pari al 13,47% di tutte le esportazioni. Se poi si sommano i prodotti vari di elettronica, le apparecchiature elettriche, macchinari e autoveicoli, si arriva ad altri 5 milioni e passa di export fatturato. E ancora il settore gomma e plastica: da solo è arrivato nel 2016 a superare i 7 milioni di fatturato, con un “peso” dell’8,14%. Altra fetta importante nelle esportazioni verso gli States sono i mobili: quasi 11 milioni di euro, con un peso sul totale dell’export del 12,22%. In questo caso i mobili non fanno parte della lista nera.

Comunque sia, le imprese guardano agli annunci di Trump con una certa inquietudine. «Le piccole imprese già hanno difficoltà a posizionarsi per quanto riguarda l'export nel mercato globale», esordisce Gloriano Lanciotti, presidente della Camera di commercio di Teramo, «l'Italia è fatta di piccole e piccolissime imprese che temono la possibile istituzione di dazi. Ma siamo fiduciosi: fra le enunciazioni di Trump e le decisioni effettive a volte non c’è coincidenza, speriamo che qualcuno si opponga. Speriamo sia così: ad esempio questa eventualità per il settore del

vino in cui si stanno aprendo nuovi mercati sarebbe preoccupante. In generale la chiusura del mercato Usa sarebbe deleleteria per le piccole aziende, rischia di farci tornare indietro di anni. Forse di più di quanto è accaduto con la chiusura del mercato russo».

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