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Delitto Rea, consegnata la super perizia Ma non stabilisce con certezza l’ora della morte

L’anatomopatologo Bruno: bisognava sapere esattamente a che ora è avvenuto l’ultimo pasto e cosa ha mangiato la vittima. E su questo le testimonianze di Parolisi e della suocera divergono

TERAMO. Riconsegnata la perizia che aveva come principale obiettivo quello di stabilire l’ora della morte di Melania Rea, la mamma di 29 anni uccisa con oltre 30 coltellate nel bosco delle Casermette a Ripe di Civitella il 18 aprile del 2011. Un delitto per il quale dal luglio dell’anno scorso è in carcere Salvatore Parolisi, caporale maggiore dell’esercito di 33 anni e marito della vittima.

Secondo quanto ha riferito ai giornalisti presenti in tribunale Mauro Gionni, il legale di parte civile (rappresenta la famiglia di Melania), che ha letto le pagine finali della consulenza, l’anatomopatologo Gianluca Bruno, chiamato a relazionare in particolare sul contenuto gastrico trovato su Melania, non sarebbe stato in grado di fissare con certezza l’orario della morte.

«La data della morte è sicuramente il 18 aprile», ha detto Gionni, «ma il consulente esprime dubbi sulla possibilità di ricostruire con esattezza l’ora, perché, sostiene, bisognerebbe avere informazioni più esatte sull’ultimo pasto di Melania». In particolare il perito avrebbe dovuto sapere se Melania ha solo assunto un bicchiere di latte, come sostiene il marito, o ha mangiato una piadina, come avrebbe riferito alla madre nell’ultima telefonata. E poi il consulente avrebbe dovuto sapere quanto caffè ha bevuto la vittima e a che ora. La presenza di caffeina nello stomaco di Melania, in effetti, poteva essere un formidabile indicatore in quanto viene assorbita al massimo in 45 minuti. Ma, a quanto pare, in assenza di certezze sulla quantità e sull’ora dell’assunzione dell’ultimo caffè, un dato scientifico non si può ricavare.

Il processo con il rito abbreviato a Parolisi, che ricomincia sabato 29 settembre, appare dunque destinato a basarsi non su dati scientifici ma sui dati dell’indagine classica. «Lo avevo detto subito», commenta l’avvocato Gionni, «che questa perizia non avrebbe aggiunto o tolto nulla al dato processuale ordinario, e a quanto pare è proprio così». Al momento non trapelano indiscrezioni sull’altra parte della super perizia, quella affidata alla genetista forense Sara Gino, mentre è stata riconsegnata già da alcuni giorni l’altra consulenza chiesta dal gup Tommolini, e cioé l’analisi delle larve trovate sul corpo di Melania (che venne ritrovato due giorni dopo il delitto). L’entomologo Stefano Vanin ha stabilito che Melania è morta il 18 aprile prima che scendesse il buio, in quanto le larve non si sono depositate durante la notte. (d.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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