Sentito per tre ore un curatore dei crac

Cappelletti della Sirius risponde al pm, ma l'altro testimone non si presenta in procura

    di Dino Venturoni TERAMO. La seconda tornata di audizioni per il crac Di Pietro è cominciata ieri con il commercialista Michele Cappelletti, curatore fallimentare della Sirius Italia. Il professionista teramano è stato per oltre tre ore nell'ufficio del pm Irene Scordamaglia, che lo ha sentito assistita da diversi ufficiali e sottufficiali della guardia di finanza, compreso il comandante provinciale Pietro Pelagatti. Un secondo testimone - anche lui un tecnico dei conti - non si è presentato a palazzo di giustizia e per lui è stato disposto l'accompagnamento coatto tra una settimana: dal pm lo porteranno i carabinieri.

    Non è un caso che il pm Scordamaglia abbia cominciato da Michele Cappelletti la nuova serie di audizioni, che per ora riguarderà dei tecnici in grado di spiegare i meccanismi contabili. Il crac da tre milioni della Sirius Italia è stato, infatti, il primo in ordine di tempo della serie di bancarotte ravvicinate - per un totale di oltre 15 milioni di euro - per la quale sono in carcere dal 27 gennaio scorso gli imprenditori Maurizio Di Pietro e Guido Curti, è agli arresti domiciliari Nicolino Di Pietro, fratello di Maurizio, e altre quattro persone sono indagate. Gli arresti sono scattati quando Milco Fasciocco, curatore fallimentare di un'altra delle società fallite (la Dft Grafiche), ha denunciato un tentativo di corruzione operato da Maurizio Di Pietro, che gli avrebbe offerto la somma di 40mila euro perché omettesse o comunque ritardasse gli atti del suo ufficio.

    Nel frattempo l'inchiesta era già partita e con il tempo si è ingrossata, assumendo contorni clamorosi. È venuto fuori un vorticoso giro di milioni andati a spasso per l'Europa (Svizzera e Gran Bretagna) per essere sottratti ai creditori e poi rientrati in Italia, via Cipro, con la costituzione di due società che hanno sede legale nello studio del commercialista Carmine Tancredi, socio del presidente della Regione Gianni Chiodi. Tancredi non è indagato ma la sua posizione è stata ed è tuttora oggetto di approfondimenti perché gli arrestati lo chiamano pesantemente in causa, sostenendo che era lui di fatto a gestire i loro soldi. Con il tempo, insomma, l'indagine è diventata qualcosa di diverso da quella che era all'inizio.

    Per questo il pm, prima di chiuderla, ha deciso di risentire persone già ascoltate mesi fa dalla guardia di finanza. Appare chiaro che il magistrato vuol chiudere l'inchiesta il più presto possibile, poiché ci sono tre persone sottoposte a misure cautelari ed è giusto processarle con la giusta celerità, ma vista la complessità della vicenda non è escluso che vi siano degli stralci, ovvero che altri filoni d'indagine vengano portati avanti a parte. Oggi e domani nell'ufficio del pm sono previste altre audizioni di persone informate sui fatti. Intanto il 4 maggio, davanti ai giudici della Corte di Cassazione, si discuterà il ricorso presentato dall'avvocato Cataldo Mariano (legale di Maurizio Di Pietro e già di Curti) contro il provvedimento con cui il tribunale del Riesame dell'Aquila, a febbraio, ha respinto la richiesta di scarcerazione.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    05 aprile 2012

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