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Crac Di Pietro, in Cassazione per tornare liberi

Fissato il ricorso degli arrestati per bancarotta. Oggi cinque interrogatori in procura

TERAMO. Cassazione e nuovi interrogatori scandiscono i tempi dell'inchiesta sul crac Di Pietro. Un'inchiesta che potrebbe essere chiusa entro breve. Il 4 maggio i giudici della Suprema corte decideranno sulla libertà degli arrestati per bancarotta, mentre oggi e domani davanti al pm Irene Scordamaglia sfileranno altre 5 persone informate sui fatti. Alcune sono già state sentite dalla guardia di finanza, per altre sarà la prima volta. E' probabile che a loro il sostituto procuratore chieda chiarimenti anche sulla base della rogatoria.

Il primo esame degli atti bancari giunti a fine marzo da Lugano non ha riservato sorprese ai magistrati: i conti correnti svizzeri sono intestati a Curti e Di Pietro, due dei quattro imprenditori teramani arrestati a gennaio per il crac da 15 milioni di euro. La rogatoria svizzera è solo la prima: il pm qualche mese fa ne ha chiesta un'altra al Regno Unito per conoscere conti e movimentazioni in una banca di Londra. La maxi indagine ha portato al sequestro delle quote di tre società, tra cui la Kappa Immobiliare e la De Immobiliare Srl che avevano sede legale nello studio Chiodi-Tancredi, quello del presidente della giunta regionale e del suo socio commercialista Carmine Tancredi. Società, controllate al 99% da sodalizi ciprioti, che per l'accusa sono le tappe finali dei soldi provenienti dai fallimenti del crac.

Su quei conti da un milione di euro non risultano movimenti di denaro riconducibili a Tancredi, commercialista dei due arrestati. Il nome di Tancredi, che non è indagato, è stato tirato in ballo dagli imprenditori in un interrogatorio con il pm: secondo i due era lui a decidere le operazioni ritenute illecite. Intanto il 4 maggio davanti ai giudici della Suprema Corte si discuterà il ricorso presentato dall'avvocato Cataldo Mariano (all'inizio legale dei quattro e oggi di Maurizio Di Pietro) contro il provvedimento con cui il tribunale del Riesame dell'Aquila a febbraio ha respinto la richiesta di scarcerazione annullando solo l'ordinanza di custodia per Loredana Cacciatore, moglie di Curti. Prima della Cassazione c'è un altro appuntamento. Il 12 aprile davanti alla Corte d'Appello dell'Aquila si discute il ricorso contro il terzo no del gip Marina Tommolini alla scarcerazione di Guido Curti e Maurizio Di Pietro.

«Le esigenze cautelari», ha scritto il gip nel suo provvedimento, «connesse al pericolo di recidiva rimangono invariate e il trauma subito dai familiari per la detenzione dei congiunti, pur essendo di rilievo sotto il profilo umano, non appare assurgere ad elemento contemplato dal codice di rito per considerare attenuate dette esigenze dovendo, se mai, essere motivo di riflessione da parte di coloro che lo hanno provocato con la propria condotta delittuosa».

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