di Lorenzo Colantonio
TERAMO. La parola chiave è «Soa». Dietro questo acronimo, che significa "società organismo di attestazione", il lasciapassare per i grandi appalti pubblici, si nasconde il motivo dell'annullamento improvviso e inaspettato del mega appalto del teatro di Teramo.
Il sindaco
Maurizio Brucchi ha dato l'annuncio shock 48 ore fa. Il prefetto di Ascoli gli ha imposto il silenzio. Brucchi non può rivelare nulla del perché la Straferro di Centobuchi non realizzerà più opere per 43 milioni a Teramo. C'è un motivo. Lo stop all'impresa che avrebbe dovuto costruire il nuovo teatro con 800 posti, abbattere il vecchio stadio comunale, per il quale gli ultrà avevano raccolto 5mila firme per un referendum, e costruire palazzi, è legato a un'inchiesta della procura antimafia di Napoli.
Per i magistrati che combattono la camorra, la ditta che ha vinto il
project financing di Teramo, annullato venerdì dopo la comunicazione del prefetto, è la stessa che avrebbe aiutato, o avrebbe potuto farlo, un potente clan della camorra. La procura parla del clan Stolder che avrebbe preso contatti con la Straferro per ottenere, in subappalto, i lavori di un tratto della Salerno Reggio Calabria, grazie proprio a un'attestazione Soa che la ditta marchigiana, a differenza delle imprese della camorra, poteva vantare.
Parte da qui il provvedimento di "interdizione tipica", di 17 pagine, circostanziate e coperte dal segreto, che il prefetto ascolano ha comunicato a Brucchi, obbligandolo a rescindere immediatamente il contratto con
l'impresa di Centobuchi, unica concorrente del progetto che avrebbe
cambiato il volto alla città.
Ma come ha fatto la procura di Napoli a tirare in ballo la
Straferro? Se chiedi a Brucchi se ha mai nutrito sospetti, non può
che risponderti che il certificato antimafia dell'impresa
marchigiana non ha pecche. Così è. Ma non poteva immaginare che dal
23 settembre scorso, cioè da un'epoca recente, il nome dell'impresa
compare nelle pagine di una corposa ordinanza di custodia
cautelare, per associazione a delinquere di stampo mafioso, firmata
dal giudice per le indagini preliminari
Isabella
Iaselli che ha portato all'arresto di 30 persone collegate
al clan di
Raffaele Stolder. Chi è Stolder?
E' un camorrista che, riottenuta la libertà dopo 16 anni, e
approfittando del vuoto di potere creatosi a Napoli nel
comprensorio della Duchesca, Forcella e Maddalena (per arresti e
pentimenti di componenti dei clan Giuliano, Mazzarella e Misso), ha
preso il controllo delle attività economiche con una serie di
delitti: rapine, traffico di droga, armi, punti scommesse,
contrabbando, riciclaggio di denaro, trasferimento fraudolento di
valori e appalti. Arriviamo così al passaggio chiave
dell'ordinanza: una telefonata intercettata, alle 12,48 del primo
ottobre 2008, sull'utenza di uno dei trenta arrestati,
Franco Vallefuoco, che contatta un soggetto
chiamandolo «Zio», al quale dice che gli sta passando al telefono
una persona di Casal di Principe, suo socio in Italia.
La persona che interviene al telefono si presenta come
Franco Di Tella, un altro dei 30 arrestati. I due
parlano dell'appalto sulla Salerno Reggio Calabria del valore di 56
milioni. E concordano di incontrarsi a San Benedetto del Tronto per
trattare la questione. Lo Zio dice che gli presenterà una terza
persona che provvederà a richiedere la Soa, l'attestazione per
partecipare all'appalto pubblico, e gli spiega che questi: «E'
anche titolare di una ditta per la fornitura del ferro, a nome
Straferro Centro Italia, ed anche di società denominate Sofer ed
Italferro Carpenteria». Così scrive la procura mentre il prefetto
avvisa Brucchi che azzera tutto e annuncia che se Teramo avrà un
teatro sarà quello vecchio ristrutturato.
E mentre ieri
Manola Di Pasquale, l'avvocato del
Pd, accusava il sindaco di «arroganza e superbia» per le 5mila
firme «buttate nel cestino»; di «incapacità ad ammistrare» e di
«ennesimo fallimento», e affermava «se il progetto era tanto valido
e vincente, perché pensare ad altro, basta cambiare il partner
privato, no!», Brucchi le ribatteva a distanza: «Non c'è tempo per
un nuovo project financing». E il vecchio stadio che fine fa? La
risposta arriva subito. Brucchi e il presidente del Teramo,
Luciano Campitelli, si sono già incontrati e messi
d'accordo. Il comunale andrà alle giovanili biancorosse oltre che
al rugby. Così tutto torna come prima. Come se nulla fosse mai
accaduto.
© RIPRODUZIONE
RISERVATA
29 gennaio 2012
Altri contenuti
- Sulle persone citate
-
- Sugli stessi luoghi
-