GIULIANOVA. Erano accusati di "truccare" le aste delle case, chiedendo soldi ai proprietari che volevano riacquistarle dopo averle perse. Per questo uno di loro quattro anni fa era stato arrestato dalla Finanza mentre incassava 10mila euro da una vittima. Bruno Recanatese, 63 anni, di Giulianova, e
Silvino Pirozzi, 71 anni, entrambi di Giulianova, hanno patteggiato davanti al gup
Giovanni de Rensis. Recanatese (difeso dall'avvocato
Eugenio Galassi), che venne arrestato nel 2008, ha patteggiato la pena di due anni, sei mesi e venti giorni; mentre Pirozzi (difeso dagli avvocati
Genaro Lettieri e
Vincenzo Lo Sterzo) due anni, sette mesi e dieci giorni. Nessun risarcimento per le parti civili, visto che è stato scelto il rito del patteggiamento. I due erano accusati di turbata libertà degli incanti, estorsione e usura contestati per alcuni episodi. Secondo l'inchiesta, aperta all'epoca dal procuratore
Gabriele Ferretti, i due avrebbero partecipato a svariate aste giudiziarie, e approfittando dell'interesse dei proprietari a rientrare in possesso delle proprie abitazioni, avrebbero chiesto a questi dei soldi per astenersi dal partecipare alle aste o per presentare ulteriori offerte che avrebbero fatto lievitare i prezzi degli immobili. A volte anche con minacce. Le vittime sono di Mosciano Sant'Angelo, Roseto degli Abruzzi e Teramo. E proprio una di queste vittime si era rivolta alla Guardia di Finanza per denunciare quello che stava accadendo e chiedere aiuto. Così il 18 giug
no del 2008 scattò l'operazione che portò all'arresto di Recanatese. L'uomo venne arrestato dai finanzieri davanti ad un bar di Giulianova. Aveva appena ricevuto da due proprietari di Roseto, padre e figlio, 10mila euro in banconote tutte opportunamente segnate. Una somma che doveva servire per turbare il regolare svolgimento dell'asta, in programma qualche ora dopo, in cui era prevista la vendita dell'abitazione dei due rosetani. Recanatese venne arrestato mentre, secondo l'accusa, Pirozzi era in attesa davanti al tribunale di Teramo dove era in programma l'asta giudiziaria. L'uomo, davanti al gip, si difese sostenendo che eano stati i proprietari di casa a contattarlo. Secondo la procura i due, in altre quattro occasioni, avrebbero chiesto ed ottenuto soldi dai proprietari di case finite all'asta. Soldi chiesti per non presentarsi e per evitare di fare ulteriori offerte finalizzate a far lievitare il prezzo degli immobili di cui i proprietari volevano rientrare in possesso. Nel corso delle perquisizioni scattate nelle abitazioni dei due subito dopo l'arresto di Recanatese, i finazieri trovarono a casa di Pirozzi anche un orologio di marca risultato rubato. Successive indagini hanno permesso di accertare che quell'orologio era stato rubato insieme ad altri gioielli da
Luisa Pirozzi, figlia di Silvino, in casa di un'amica. La donna, indagata per furto, ha patteggiato davanti al gup de Rensis la pena di quattro mesi e 120 euro di multa. (d.p.)
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25 gennaio 2012
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