ATRI. Il viaggio nella sanità dei consiglieri regionali del Pd è iniziato ieri dall'ospedale simbolo dei tagli, il San Liberatore. Un ospedale che ha solo tre primari (più un docente universitario in un reparto convenzionato) e che, viste le gravi carenze di personale, si regge su un fortissimo attaccamento al dovere di chi vi lavora. Operatori sanitari e cittadini ad Atri, molto più che altrove, considerano l'ospedale come una propria creatura. Da difendere. Il giro della pattuglia del Pd - il capogruppo regionale Camillo D'Alessandro, i consiglieri regionali Claudio Ruffini e Peppino Di Luca, il capogruppo in Comune Raffaele Modestini, il sindaco di Pineto Luciano Monticelli, oltre al segretario provinciale Robert Verrocchio e a quello comunale Herbert Tuttolani - con la guida del direttore del presidio Maria Mattucci, è iniziato dal Cup. Qui i consiglieri hanno voluto conoscere alcuni indicatori delle liste di attesa, tutto sommato accettabili, tranne l'ecodoppler per cui bisogna attendere gennaio 2013.
PEDIATRIA. In questo reparto ci sono due centri regionali. Quello per la fibrosi cistica in cui c'è un solo medico "strutturato", Paolo Moretti, che peraltro lavora pure in pediatria. "Noi i fondi li abbiamo", spiega il medico, "sono 600mila euro, frutto di un ricorso contro la Regione, ma non ci consentono di usarli per dotarci di personale stabile". L'altro centro regionale è quello di auxologia e nutrizione pediatrica, che cura malattie metaboliche e disturbi alimentari. Il centro è stato declassato a unità semplice. "E' un segnale negativo", osserva il primario
di pediatria, Mario Di Pietro, "tanto che temiamo per la stessa
sussistenza del centro. Comunque significa una scarsa attenzione
dell'azienda nei confronti di questa struttura che pure conta
centinaia di pazienti, anche da Puglia e Marche". Se solo fosse
dotata anche di riabilitazione - il Comune è pronto a offrire una
sede nel palazzo cardinal Cicada - diverrebbe un punto di
riferimento in tutto il Centro-sud, creando una benefica mobilità
attiva. "Non si capisce quale sia l'approdo finale del progetto",
conclude Di Pietro.
CHIRURGIA. E' un reparto che attira pazienti anche da fuori
regione, non a caso nel 2011 ha eseguito 4.200 interventi (+5% sul
2010). Il primario, Osvaldo De Berardinis è molto scettico
sull'atto aziendale: "mi chiedo se c'è programmazione, se sia stato
concordato con gli operatori, se si basi su studi sul presente e
sul futuro. Ad esempio l'urologia chiusa e subito dopo riaperta fa
parte di un programma? E tutto questo come incide sugli
operatori?". Il primario fa notare che Atri "aveva" una vocazione
chirurgica. Ma ora l'otorino è chiuso, l'oculistica è un day
hospital, l'urologia non si sa che fine farà, la chirurgia
maxillo-facciale è a Teramo, l'ortopedia ad attività ridotta con
soli tre medici fa pensare ad altro. In più l'atto aziendale
declassa la rianimazione, nonostante abbia 5 letti (di cui uno per
i dializzati, l'unica in provincia). Due anestesisti sono stati
spostati a Giulianova. "Se c'è un programma va bene, ce lo dicano
se vogliono chiudere Atri e trasferire tutto a Giulianova. Ma non
va bene indurre indirettamente la gente ad andar via per far
chiudere l'ospedale di Atri", conclude il primario.
PSICHIATRIA. Il reparto è l'ombra di se stesso. Dopo la
soppressione dei posti letto, le stanze sono vuote. In una sala
d'aspetto si nota qualche paziente in attesa di entrare in un
ambulatorio. La direttrice Mattucci informa che i degenti sono
stati dirottati a Teramo, che conserva i suoi 15 letti e
Giulianova, che da 10 passa a 15 letti. "Se l'ospedale è ancora in
piedi è grazie al senso di appartenenza del personale al presidio.
Ma fra i pazienti c'è un senso di sfiducia", dice la direttrice.
UTIC. E' il reparto la cui chiusura è stata bloccata dal Consiglio
di Stato. "Questo reparto va bene, anche l'attività ambulatoriale è
aumentata grazie agli specializzandi (c'è una convenzione con
l'università dell'Aquila per la cardiologia, ndr)", osserva un
medico Enrico Marini, "ritengo che un presidio periferico abbia
bisogno di pochi reparti 'pesanti'". Il medico smentisce che l'Utic
sia "pericolosa" se non ha accanto un'emodinamica, come accade ad
Atri: "non lo è se non si fanno ricoveri impropri".
MEDICINA. E' un reparto superaffollato. Ieri c'erano 38 degenti,
più 10 nella lungogenza e 8 malati erano "appoggiati" in altri
reparti. "E stamattina siamo solo due medici in turno", osserva
laconico Donato De Santis. Sul reparto grava anche l'attività di
endoscopia, da quando è andato via il gastroenterologo. "D'altronde
un ospedale che ha una medicina e una chirurgia non può stare senza
endoscopia, altrimenti faremmo ogni giorno pullman di pazienti per
Terami", commenta Mattucci.
I COMMENTI. "Da questo giro è emerso chiramente lo smarrimento per
la mancata progettualità nelle scelte. Il manager e Chiodi devono
svelare se si lavora in modo premeditato affinchè qui tutto finisca
o se ci sono problemi relativi al manager. Tutto questo finirà in
consiglio regionale: se non basterà un'interrogazione siamo pronti
a chiedere una commissione di vigilanza e se ancora non basterà,
una commissione d'inchiesta". Sono parole di D'Alessandro a cui si
uniscono Di Luca e Ruffini che rilevano come "appare chiaro che
l'atto aziendale non è costruito sulla base delle esigenze di
reparti e territori ma ha una matrice diversa, politica". Anche
Verrocchio rileva che le 14 versioni dell'atto aziendale sono state
fatte senza nessun confronto con gli operatori, mentre Tuttolani
sottolinea che "se il giro del Pd è partito da qui, significa
purtroppo che qui c'è il problema più grave".
LE TAPPE. Il viaggio negli ospedali proseguirà con quello di
Giulianova (il 27 gennaio), Sant'Omero (il 3 febbraio), Teramo (il
10) e nelle strutture sul territorio (il 17). Poi si passerà alle
altre province, con un calendario ancora da definire.
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21 gennaio 2012
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