di Antonella Formisani
TERAMO. Il 2012 non si apre sotto i migliori auspici per la provincia di Teramo. Il presidente di Confindustria, Salvatore Di Paolo, ritiene "preoccupante" l'andamento dell'economia provinciale. Una valutazione che si basa su un sondaggio fra le imprese associate: 8 su 10 si dichiara pessimista sul futuro. E almeno un terzo non prevede di fare nessun investimento. "Per il 2012 le previsioni sono improntate a un crescente pessimismo, solo il 14% circa delle imprese prevede un miglioramento nel fatturato. Quel che più preoccupa è il rallentamento degli investimenti, addirittura il 30% di imprese non prevede alcun tipo di investimento". Il presidente è preoccupato soprattutto dall'"allarme sul piano finanziario. L'accesso al credito è diventato più costoso e più selettivo, e lo sarà sempre più".
Sul piano finanziario ci sono operazioni a rischio? "Secondo una indagine della Banca d'Italia, le esposizioni incagliate o in ristrutturazione, a livello regionale ammontano al 7,8% dei prestiti. E' un dato preoccupante anche nel Teramano, dove l'indebitamento delle imprese è aumentato. Per i depositi bancari delle famiglie, sono diminuiti di quasi l'1%".
E gli ammortizzatori sociali? "La Cig ordinaria è in calo, mentre rimangono elevate le ore autorizzate di cassa integrazione straordinaria (oltre 11 milioni) e in deroga. Il calo della Cig non è da attribuirsi a una ripresa dell'economia, quanto al fatto che le imprese, esaurite le ore di ordinaria e, in assenza di commesse in portafoglio, sono costret
te a ricorrere a strumenti alternativi".
Come uscirne?
"Non ho ricette miracolistiche. Posso solo fornire un dato riferito
alla nostra associazione: dal 2008 al 2011 sono state chiuse 31
aziende con perdite di circa 2000 posti di lavoro. Di queste 31
imprese, il 37% ha cessato l'attività perché interessato da
procedure concorsuali, fallimenti, e altro. Come Confindustria
Teramo, un anno e mezzo fa, ci siamo fatti promotori del "Patto per
lo sviluppo", sottoscritto da altre associazioni e dai sindacati.
Probabilmente, anche per l'aggravarsi della crisi economica, questo
tentativo non ha sortito l'effetto che tutti auspicavano, ed oggi
noi vogliamo rilanciare con forza questo patto, coinvolgendo in
primis la Provincia e le altre istituzioni per riprendere i temi
molto sentiti dalle imprese: la produttività, il credito,
l'assenteismo, i permessi legge 104 e relazioni industriali".
Perché la legge 104?
"Confindustria Teramo non contesta la legge 104, anzi la ritiene
espressione di grande civiltà, ma va migliorata per evitare abusi.
Abbiamo verificato che diversi permessi 104 sono stati accordati
non per assistere figli portatori di handicap, ma per assistere
genitori e altri e ad usufruire dei permessi sono dipendenti che in
alcuni casi hanno in famiglia persone che non lavorano. E così la
legge, da giusta, diventa penalizzante per le imprese".
Che si può fare per rilanciare la nostra
provincia?
"C'è bisogno di atto forte e corale al quale devono partecipare le
amministrazioni pubbliche della provincia e le banche. C'è bisogno
di un Patto veramente forte che dia ampio respiro soprattutto alle
pmi sul versante del credito. Noi chiediamo, ad esempio, che venga
concessa una disponibilità a trasformare, nei casi possibili, il
debito a breve in debito a medio-lungo termine facendo respirare le
imprese. Occorre che in provincia si rilancino gli investimenti
sotto due punti di vista: il primo, verso nuove opportunità, specie
nelle energie rinnovabili; il secondo stimolando quelle imprese che
hanno margini di competitività a ricercare alleanze o aggregazioni
per avere più forza sui mercati, specie internazionali. Un'ultima
riflessione: nella nostra provincia, ma anche in regione, da anni
non si registrano insediamenti di nuove imprese. Anzi, come detto
poc'anzi, si sono avute solo cessazioni di attività con perdite di
occupazione e di Pil per il territorio. Questo è il vero dramma.
Questo è il primo nodo che la classe politica deve sciogliere".
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RISERVATA
16 gennaio 2012
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