TERAMO. Vedono il padre morire in ospedale dopo sette interventi e tre mesi di sofferenze. Dopo quattro anni d'inchiesta, perizie e richieste di archivizione, vedono riaprirsi una speranza per ottenere giustizia. Per sapere la verità su quell'uomo che, nel 2007, si era affidato a medici che riteneva esperti. Ma non è più uscito vivo dall'ospedale dell'Aquila. Valeriano Mazzagatti è morto per un'infezione che si è scatenata dopo il primo dei sette interventi.
Il diritto dei familiari di conoscere la verità sulla morte sospetta di un padre, costretto ad un calvario, doloroso e impietoso, non può essere calpestato dalla giustizia.
Così il giudice per le indagini preliminari dell'Aquila,
Marco Billi, ha respinto la seconda richiesta d'archivizione dopo aver già annullato una perizia - costata allo Stato centinaia di euro - che scagionava 14 medici e anestesisti, che quindi restano indagati per omicidio colposo. La perizia ignorava il passaggio chiave delle indagini: trascurava di esaminare sia il tratto di intestino asportato al paziente, prima che morisse per setticemia, sia i vetrini con i reperti. Ma anche la seconda perizia, che riconosce la morte per setticemia (un'infezione all'intestino) e ne attribuisce la colpa all'ambiente non sterile della sala operatoria, non ha convinto il gip
Marco Billi, che ha quindi detto no all'archivizione ed ha fissato per il 18 febbraio l'udienza decisiva di un'inchiesta che non ha precedenti.
Non li ha perché solo in questo caso è cap
itato che, nella prima perizia, gli esperti avessero chiesto agli
stessi indagati se c'era stata oppure no una colpa professionale,
senza analizzare i reperti, alcuni dei quali (come 800 cc di
liquido marrone aspirato al paziente) sono stati anche
gettati.
E' una storia incredibile di verità negata, dove peraltro i periti
che hanno eseguito la prima consulenza (totalmente annullata dal
gip Billi) sono gli stessi che hanno poi portato a termine la
seconda che però, come la precedente, non convince il giudice. Ma i
familiari di Mazzagatti non si arrendono. Difesi dall'avvocato
Gennaro Lettieri, vogliono andare avanti in cerca
di giustizia, che ora è più vicina.
E' il 13 luglio del 2007 quando Valeriano Mazzagatti, 67 anni,
papà tra l'altro di
Mirko Mazzagatti, vice
allenatore del Teramo calcio, viene ricoverato al San Salvatore
dell'Aquila, con una diagnosi di neoplasia, per essere sottoposto a
un intervento in laparoscopia. Nulla doveva essere cruento.
Ma da una, le operazioni diventano sette, eseguite dalle equipe
mediche di volta in volta composte da 14 professionisti: Mauro Di
Marco, Daniele Centi, Zoi Gleni, Roberto Vicentini, Adelmo
Antonucci, Giulio Mancinelli, Alessandro Ambrosio, con l'assistenza
degli anestesisti Marcello Marotta, Daniela Lorusso, Francesco
Vacca, Pierfrancesco Fusco, Giovanni Arrigoni, Sara Visconti e
Fabrizio Marzilli. Gli interventi si susseguono, dal 16 luglio al
26 settembre del 2007, ma le condizioni del paziente invece di
migliorare peggiorano. E diventano gravissime per una peritonite
che evolve in setticemia che, il primo ottobre 2007, causa la morte
di Mazzagatti, dopo tre mesi di sofferenze. Chissà se adesso, dopo
quattro anni di indagini, la verità verrà finalmente alla
luce.
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12 gennaio 2012