Il terreno dell'inchiesta va alla Caritas

E' al centro del maxi processo a Venturoni e Di Zio, adesso produce l'olio per i poveri

    di Lorenzo Colantonio TERAMO. Dall'inchiesta che ha fatto tremare la politica abruzzese di centrodestra alla solidarietà. Dal sequestro della procura di Pescara alle lattine d'olio venduto a sette euro al litro. Il terreno su cui doveva sorgere il termovalorizzatore dello scandalo dei rifiuti, costato la carriera politica all'ex assessore Lanfranco Venturoni, e guai giudiziari al re dei rifiuti Rodolfo Di Zio e ai senatori pidiellini Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, è finito alla Caritas.

    La Teramo Ambiente (che gestisce l'affare dei rifiuti teramani) lo ha concesso gratuitamente all'emanazione della diocesi che ha prodotto olio della solidarietà. I tre ettari di terra in località Terrabianca, diventati appena un anno fa un "corpo di reato", ma dissequestrati dalla Cassazione, ospitano oltre mille piante d'ulivo, che hanno dato 65 quintali d'olive, dalle quali si sono ottenuti 1200 chili d'olio, che saranno venduti in lattine marchiate Caritas-Team, a 7 euro al litro, mentre 3 litri a 20 euro.

    L'extra vergine, realizzato col supporto dell'oleificio dell'alto Tordino e del frantoio Montecchia, verrà venduto nelle parrocchie e alla Caritas. Così da terreno dello scandalo si è tramutato in quello della beneficenza, che ha peraltro consentito a 5 persone (ex carcerati, disoccupati, stranieri) di età compresa tra i 30 e i 57 anni, in gravi difficoltà economica, di poter lavorare, seppure solo per il mese della raccolta delle olive. «Ci siamo divertiti, è stata una bella esperienza», racconta don Igor Di Diomede
    rong>, direttore della Caritas. «E' stato un progetto importante per la sua valenza sociale. Esistono tanti terreni abbandonati che potrebbero essere indirizzati ad attività di questo tipo», evidenzia Fernando Cantagalli, presidente della Team.

    Nella logica dell'accusa, quel terreno era il «corpo del reato» perché dimostra la strategia attuata da Venturoni che, in qualità (all'epoca) di presidente della Team e creatore della controllata Team Tec, avrebbe svuotato le casse della prima in favore della seconda, di cui era socio di minoranza Di Zio. Da qui il reato di peculato che, in pratica, si sarebbe concretizzato, nel 2008, con l'acquisto da parte della Team del terreno alla famiglia Cerulli, per una spesa di un milione e 100 mila euro e con la cessione dello stesso terreno a Team Tec-Di Zio per sole 671mila euro. Un regalo, sostiene l'accusa. Ma per la difesa il terreno, acquistato per un milione e 100 mila euro dalla Team, era di 16 ettari. Di questi però solo tre particelle, di tre ettari, furono cedute alla Team Tec. Quindi 671mila euro non furono un prezzo "stracciato". Il prezzo venne peraltro stabilito sulla base di una perizia giurata, eseguita dall'ingegner Carlo Taraschi, su incarico del presidente del tribunale di Teramo che lo ritenne congruo perché si basava sul valore imposto dal consorzio industriale.

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    10 dicembre 2011
     

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