di Paola Aurisicchio
L’ex assessore alla Sanità Venturoni
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TERAMO. Sono state le intercettazioni il perno dell'udienza del processo rifiuti che si celebra a Pescara e che costò i domiciliari all'ex assessore Venturoni: da un lato i pm che hanno chiesto la trascrizione delle telefonate dei 5 imputati e dall'altro gli avvocati che si sono opposti.
Sono iniziate il 7 luglio le udienze preliminari del processo che intreccia politica e presunte tangenti che ruotano attorno alla costruzione di un impianto di bioessicazione da realizzare a Teramo aggirando l'appalto pubblico. Inizialmente gli imputati erano 10 più la società Deco ma nella precedente udienza il processo si è biforcato tra Pescara e Teramo, lasciando alla procura pescarese, che ha guidato l'inchiesta, i nomi più importanti: l'ex assessore regionale alla Sanità
Lanfranco Venturoni, i titolari della Deco
Rodolfo ed
Ettore Ferdinando Di Zio, il senatore Pdl
Fabrizio Di Stefano e l'allora amministratore delegato della Team
Vittorio Cardarella che devono rispondere, a vario titolo, di peculato e corruzione.
82MILA TELEFONATE. Superato lo scoglio della sede processuale, l'udienza di ieri è stata dedicata all'utilizzo delle telefonate con le eccezioni sollevate dagli avvocati
Guglielmo Marconi, legale di Venturoni, e
Massimo Cirulli che assiste il senatore. Complessivamente, le intercettazioni a carico di Venturoni sono 82 mila e il suo legale ha detto no all'utilizzo a quelle avvenute pri
ma del 24 luglio 2009. E' questa la data in cui, ha detto il legale in aula, Venturoni è stati iscritto nel registro degli indagati concludendo che, nel periodo precedente, Venturoni non poteva essere intercettato. L'avvocato ha chiesto di escludere anche le intercettazioni avvenute nello studio medico dell'ex assessore - «è stata violata la dimora privata» - e le telefonate avvenute con l'altro senatore indagato, e giudicato adesso a Teramo,
Paolo Tancredi. Più sbrigativa, la difesa del legale di Di Stefano che ha detto no all'utilizzo delle telefonate perché senza autorizzazione da parte del senato.
81 TELEFONATE RILEVANTI. I pm
Gennaro Varone e
Anna Rita Mantini hanno rigettato le eccezioni della difesa e, come avevano già formalizzato nella richiesta di rinvio a giudizio, hanno chiesto che le telefonate vengano usate. Quelle rilevanti che, per i pm, farebbero emergere come Venturoni e Di Zio avrebbero aggirato l'appalto pubblico e la legge regionale per realizzare l'impianto sono 81: è questo il numero delle telefonate di Venturoni per cui i pm chiedono la trascrizione. Molte di più, circa 200, sono le telefonate intercettate ai due Di Zio, 15 quelle che chiamano in causa il senatore Di Stefano e due per Tancredi. Adesso, a decidere, sarà il gup
Luca De Ninis il 31 gennaio alle 12.
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7 dicembre 2011