Un solo punto nascita in provincia di Teramo

Atri e Sant'Omero destinati a chiudere. Il Pd: non è giusto

    di Antonella Formisani TERAMO. Prime note del "de profundis" per altri reparti della Asl di Teramo. Questa volta a segnalare il pericolo di chiusura sono i consiglieri regionali del Pd Claudio Ruffini e Giuseppe Di Luca, che svelano un piano della Regione per i punti nascita.

    Secondo i due consiglieri il progetto prevede per l'intera Asl di Teramo un solo reparto di ostetricia-ginecologia e una sola pediatria. "Secondo il commissario alla sanità Gianni Chiodi, nella provincia di Teramo tre punti nascita sono troppi e si può assicurare il servizio anche con un solo punto. Se si tiene poi conto che la provincia di Teramo è l'unica sprovvista del servizio neonatologia di primo livello, si capisce come partorire sarà sempre più difficile per molte donne teramane", esordiscono Ruffini e Di Luca. I due consiglieri fanno notare che già attualmente la Asl registra una mobilità passiva causata da circa 700 donne che preferiscono partorire in strutture fuori provincia. "Il risultato sono milioni di euro che la Asl di Teramo paga ad esempio alla Regione Marche", osservano.

    I NUMERI. Nel Teramano, nel 2010, sono avvenuti 2106 parti, poco meno della provincia dell'Aquila (2.196), mentre a Pescara ce ne sono stati 2.591 e a Chieti 3.837. Il piano stilato dalla Regione prevede per la Asl di Teramo una sola ostetricia-ginecologia e una sola pediatria, presumibilmente al Mazzini. All'Aquila invece ci sarebbero due ostetricia-ginecologia e tre pediatrie. Una volta fatti i tagli, la Asl di Teramo avrebbe il numero più alto di nati per reparti di pediatria e il secondo numero più alto di nati (dopo
    Pescara) per reparti di ostetricia-ginecologia. Eppure, secondo l'accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, si può avere un punto nascita ogni mille nati, quindi con 2106 nati nel 2010 nel Teramano, i punti nascita dovrebbero essere due. E, con un po' di buona volotà, puntando a recuperare l'esodo di partorienti, se si considerassero anche i 700 parti all'anno avvenuti fuori Asl, ci si avvicinerebbe a tremila. E i tre punti nascita attualmente esistenti sarebbero salvi.

    LE CRITICHE. Ruffini e Di Luca parlano senza mezzi termini di "ingiustizie" nella proposta del commissario alla sanità. In primis perchè "il parametro nazionale stabilito nell'accordo Stato-Regioni di 1000 nati annui ogni punto nascita viene rispettato solo in due province abruzzesi (L'Aquila e Chieti, ndr). Non vi è omogeneità territoriale nell'applicazione del suddetto accordo in quanto Teramo e Pescara, con rispettivamente 2106 e 2591 nati nel 2010, dovrebbero avere secondo la proposta del commissario ciascuna un solo punto nascita contro i due punti nascita dell'Aquila ed i tre di Chieti".

    I due consiglieri fanno notare che Teramo registra un parametro quasi sufficiente da sé a mantenere gli attuali tre punti nascita avendo con i 700 nati circa fuori provincia, un totale di nati nel 2010 pari a 2.800. Chiedono, in ultima analisi, che alla provincia di Teramovengano assicurati almeno due punti nascita, con due reparti di pediatria e neonatologia di primo livello, rispettando così sia il parametro nazionale sia l'omogeneità territoriale.

    "Non siamo affatto d'accordo con la proposta del commissario alla sanità Chiodi in quanto tende a smobilitare l'organizzazione sanitaria della provincia di Teramo, accentuando la mobilità passiva fuori provincia e fuori regione", affermano i consiglieri regionali del Pd, "la certezza dei punti nascita e dei reparti di ostetricia per la tutela delle donne e dei neonati deve essere salvaguardata in Abruzzo ed in particolare nella provincia di Teramo. I processi di razionalizzazione che stanno coinvolgendo anche altre regioni italiane riguardano punti nascita con meno di mille parti l'anno considerati oggi insufficienti a garantire un buon servizio. Ma con i numeri che abbiamo nella provincia di Teramo, due punti nascita non sono uno spreco ma una necessità oltre ad essere un diritto". I consiglieri hanno inviato una lettera al presidente Chiodi in cui invitano a ripensare la proposta di riorganizzazione dei punti nascita.

    IL PRECEDENTE. La Regione già nel 2008 ha proceduto al taglio di un punto nascita. Nella primavera del 2008 i reparti di ostetrica-ginecologia e di pediatria dell'ospedale di Giulianova vennero chiusi, sostituiti da semplici attività ambulatoriali. Allora la soppressione causò vivaci proteste e la nascita di comitati cittadini. I nuovi tagli, se confermati, daranno vita a un vivace dibattito. Intanto perchè potrebbero mettere in forse gli sforzi del direttore generale della Asl, Giustino Varrassi, per rilanciare il punto nascita di Sant'Omero con la convenzione con l'università. Convenzione che sta dando già da ora ottimi risultati. Nel caso di Atri, poi, il taglio si sommerebbe a quelli già in corso con l'atto aziendale, che tante polemiche hanno suscitato.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    27 ottobre 2011
     

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