di Gennaro Della Monica
TERAMO. Resa dei conti al Ruzzo. Il consiglio di amministrazione della società pubblica che gestisce la distribuzione dell'acqua in 36 comuni della provincia si è dimesso al termine di un'assemblea dei soci convulsa. In programma c'era l'approvazione del conto consutivo del 2010, chiuso con un utile di 150mila euro, ma la seduta si è trasformata in scontro politico per le poltrone. Il centrosinistra, che dopo le ultime elezioni comunali ha perso la maggioranza nell'assemblea dei sindaci soci del Ruzzo, ha tentato di difendere il presidente
Giacomo Di Pietro (Pd) e il resto del cda che tra nove mesi sarebbe giunto alla scadenza naturale del mandato. Il centrodestra, però, ha fatto pesare la forza dei numeri. Se il cda non avesse presentato subito le dimissioni, ha annunciato il sindaco di Teramo
Maurizio Brucchi, il conto consuntivo sarebbe stato bocciato dalla nuova maggioranza.
«E' UN RICATTO». La reazione dei sindaci del centrosinistra finiti in minoranza è indignata. «Il centrodestra ha anteposto l'occupazione delle poltrone all'interesse della collettività», fa notare
Robert Verrocchio, segretario provinciale del Pd, «è stato un vero ricatto». La bocciatura del bilancio, a cui sarebbe seguita la sfiducia in aula nei confronti dei vertici societari, avrebbe paralizzato l'attività dell'azienda, che conta oltre 300 dipendenti ed è la seconda per importanza nel Teramano. «Il Ruzzo opera sul mercato e ha rapporti c
on le banche», osserva
Giuseppe Cargini, membro del cda
decaduto, «ci siamo dimessi per senso di responsabilità».
RESISTENZA. L'unica a non lasciare il suo posto è stata
Alessandra Cristofori. «Non cedo ai ricatti», afferma la
componente del cda designata dall'Idv, «mi sarei dimessa dopo
l'approvazione del bilancio: è stata scritta una pagina vergognosa
della politica». Il centrosinistra evidenzia come del consiglio di
amministrazione facesse parte anche
Carlo Ciapanna, indicato
dal Pdl, e sottolinea che nessun rilievo tecnico è stato mosso sui
conti societari. «Il bilancio è stato approvato all'unanimità»,
precisa
Francesco Mastromauro (Pd), sindaco di Giulianova,
«non comprendiamo perché si è voluto svilire il lavoro fatto dal
cda finora».
LA MEDIAZIONE. Proprio il primo cittadino
giuliese in aula si era fatto promotore di una soluzione
transitoria ispirata a quello che definisce "fair play"
istituzionale. «Non neghiamo l'esistenza di nuovi equilibri
all'interno dell'assemblea dopo le ultime amministrative», afferma,
«per questo eravamo pronti a convocare una nuova seduta per il 25
luglio nella quale ridefinire l'assetto del consiglio di
amministrazione». Di Pietro e gli altri membri del cda si sarebbero
fatti da parte comunque con nove mesi d'anticipo, benché non fosse
un atto dovuto, ma con i conti messi al sicuro.
PROVA DI
FORZA. «Il centrodestra invece ha preferito il gioco muscolare
al confronto sul bilancio», insiste Mastromauro, «ignorando le cose
che interessano alla gente». Secondo il centrosinistra, il cda
decaduto ha operato bene e avrebbe dovuto completare il proprio
mandato perfenzionando la procedura di affidamento in house del
servizio idrico e inserendo tra i soci quattro nuovi comuni: Silvi,
Pineto, Isola e Fano Adriano che non avrebbero modificato la
maggioranza nell'assemblea. «E' stato applicato uno spoil system
forzato come nelle Asl», chiarisce il sindado di Campli
Gabriele
Giovannini (Fli), «ma il Ruzzo ha fatto molto in questi anni,
reinvestendo le entrate sul territorio».
NUOVO CDA. Al di
là della reazione stizzita il centrosinistra può solo ingoiare il
rospo e prepararsi alla rielezione del consiglio di
amministrazione. L'assemblea resta convocata per il 25 luglio e il
centrodestra avrebbe già pronto il nome del nuovo presidente:
Claudio Strozzieri, avvocato di Controguerra, vicino
all'assessore regionale
Paolo Gatti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
5 luglio 2011
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