TERAMO. La procura della Repubblica di Teramo sta per chiudere l'inchiesta per falso, abuso e truffa, avviata mesi fa - e affidata alla Forestale - su quello che si potrebbe definire "il racket dei cani randagi" costato al Comune di Teramo, che occupa il primo posto nella lista dei danneggiati, la bellezza di 250 mila euro.
Il pm
Davide Rosati ha firmato diversi avvisi di conclusione delle indagini, ipotizzando un meccanismo truffaldino così congegnato: i cani senza padrone raccolti in strada e portati nel canile comunale di Carapollo vi sarebbero stati trattenuti indebitamente, mesi e mesi oltre il periodo necessario a compiere le operazioni di microchippatura e sterilizzazione previste dalla legge prima della reimmissione sul territorio.
Il motivo? Secondo l'accusa, tenere gli animali "parcheggiati" imponeva ai Comuni «proprietari» dei cani un esborso per garantire loro vitto e alloggio (due euro e 60 al giorno per ciascun individuo).
Somme che, a quanto ritengono gli inquirenti, facevano gola ai gestori della struttura (che era affidata a una cooperativa) e venivano da essi indebitamente incassate. Naturalmente siamo ancora in fase di indagini preliminari. In parole più semplici sono accusea tutte da dimostrare. Sta di fatto che, per far sì che i cani venissero trattenuti a Carapollo, occorreva però una certificazione che attestasse il loro cattivo stato di salute e la loro potenziale pericolosità a livello igienico-sanitario. Per questo tra gli indagati ci sarebbe anche un medico veterin
ario.
Il Comune più danneggiato dal "racket dei randagi" è quello di Teramo, che avrebbe speso oltre 250mila euro per mantenere a Carapollo decine e decine di cani che in realtà sarebbero potuti tornare in strada, accuditi da gente di buona volontà nei quartieri e nelle contrade di residenza. Ad accorgersi che qualcosa non andava è stato proprio il sindaco
Maurizio Brucchi, dopo una ispezione nel canile di Carapollo avvenuta sei mesi fa. Allora il sindaco viene a sapere che nel canile (peraltro scampato a uno dei roghi dolosi che hanno funestato la scorsa estate teramana) venivano sfamati e accuditi, a spese del Comune, una ventina di cani provenienti da altri comuni, come quelli di Basciano e Campli, e della Val Vibrata.
Ma erano animali accuditi a Carapollo da ben nove anni, cioè dal 2002, che nessuno aveva restituto ai propri territori, dopo l'operazione di sistemazione dei microchip.
A marzo c'è stata quindi una riunione dei Comuni interessati, alla presenza delle rispettive polizie municipali, nel frattempo però l'inchiesta della Forestale era già partita.
26 giugno 2011