Delitto De Luca, fermata una donna

Si lancia dalla finestra della caserma per evitare la cattura

      TERAMO. Finale rocambolesco per le indagini sull'omicidio di Carmine De Luca, il commerciante di 69 anni trovato senza vita il 28 maggio. E' stata fermata a Genova martedì sera la donna che, secondo l'accusa, avrebbe accoltellato l'anziano nella sua abitazione di Piano Grande di Torricella. Franzisca Binicio Medina, dominicana di 27 anni, è stata prelevata nell'abitazione dove era domiciliata a Sampierdarena dai carabinieri teramani e dai colleghi di Genova. Ma la donna, una volta in caserma, ha tentato di fuggire buttandosi nel vuoto.

    Franzisca Binicio Medina
    era stata portata appunto nella sala in cui si prendono le impronte digitali, nel comando provinciale dei carabinieri di Forte San Giuliano, quando si è lanciata da un parapetto alto circa quattro metri ed è caduta in un cortile dove i militari fanno rifornimento di olio e benzina alle auto. Il carabiniere del reparto operativo di Teramo che poco prima l'aveva fermata l'ha rincorsa per evitare che fuggisse, saltando anche lui nel vuoto. La donna si è rotta il gomito e il polso sinistro, una caviglia e ha riportato un versamento al polmone sinistro. Il carabiniere, che è caduto di schiena, una lesione a una vertebra. Entrambi sono ricoverati all'ospedale San Martino di Genova.

    Ma l'attività investigativa non si è conclusa con il fermo della dominicana. E' stato necessario uno stratagemma per avere il riscontro finale. La donna infatti è stata inizialmente fermata perchè clandestina. Ma una volta in ospedale le hanno prelevato un campione di saliva e hanno
    fatto un riscontro veloce del Dna. Il confronto è stato con alcune tracce di sangue trovate sul luogo del delitto - e analizzate dai Ris - ovviamente non della vittima.

    E ieri pomeriggio, una volta arrivato il risultato delle analisi, la donna è stata fermata per omicidio volontario. Ora il gip di Genova dovrà tramutare il fermo in arresto entro 48 ore.

    Sono tre gli indizi che hanno portato i carabinieri del nucleo operativo di Teramo agli ordini del capitano Nazario Giuliani - le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Davide Rosati - ad arrivare alla donna. Secondo l'accusa la vittima da tempo intratteva rapporti con diverse donne e un vicino di casa ha visto il commerciante litigare con una donna di colore proprio il giorno in cui è stato accoltellato, una settimana prima del ritrovamento del cadavere, sabato 22 maggio. E sul cellulare della vittima ci sarebbero alcune chiamate dirette proprio al telefonino della indagata, alcune il giorno stesso dell'omicidio. C'è poi l'impronta di un piede femminile lasciata nella pozza di sangue accanto al cadavere. Ma decisivo è stato appunto il riscontro del Dna con le tracce di sangue non riconducibili a De Luca, derivanti da una colluttazione con l'assassino. L'accusa ipotizza che alla base del delitto ci siano motivi economici, anche una banale somma di soli 200 euro.

    Da qui la lite e le dieci coltellate inferte a Carmine De Luca - sul volto e sul collo - in camera da letto con un coltello probabilmente preso in cucina. L'uomo poi è stato trascinato, avvolto in una grande tovaglia, in un ripostiglio dove è stato trovato una settimana dopo. Che non si trattasse di una rapina o di un furto finito male è stato subito chiaro: l'uomo non navigava nell'oro e non c'erano tracce di scasso.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    23 giugno 2011
     

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