Ginecologo intasca i soldi della Asl

Condannato a due anni per le visite fatte nell'ambulatorio privato

    di Diana Pompetti  TERAMO. Visitava le pazienti nel suo studio privato con l'attività intramoenia, ma per l'accusa incassava anche i soldi dell'Asl. Per questo un medico dipendente dell'azienda sanitaria è stato condannato a 2 anni e 2 mesi per peculato.  La sentenza di primo grado è stata emessa dai giudici del tribunale di Teramo (presidente Giovanni Spinosa, a latere Giovanni Cirillo e Ileana Ramundo) al termine del processo finito martedì sera. Il medico Marco Strozzieri, 51 anni, di Giulianova, all'epoca dei fatti era un ginecologo in servizio nel reparto di ostetricia e ginecologia di Giulianova, da qualche tempo chiuso. La difesa del professionista, rappresentata dall'avvocato Gabriele Rapali, ha già annunciato ricorso in appello. «Le sentenze non si discutono», dice il legale, «ma noi ci batteremo in appello perchè riteniamo che le esigue somme non versate non erano di proprietà dell'Asl e quindi non esiste il reato di pecultato». L'indagine, che ha portato al processo, riguarda periodi del 2003, 2004 e 2005. Secondo l'accusa sostenuta dalla procura in questo arco di tempo il professionista avrebbe intascato circa 1300 euro che invece avrebbero dovuti essere versati nella casse dell'azienda sanitaria teramana. Il professionista, infatti, era stato autorizzato ad esercitare l'attività intramoenia allargata: poteva visitare anche nel suo studio privato. Si tratta di una procedura che consente ai medici di riscuotere l'onorario per nome e per conto della Asl, fat
    turando al paziente l'importo sul bollettario dell'Asl, trattenendo a titolo di acconto il 50% degli importi riscossi e versando il restante 50% all'ufficio cassa dell'azienda sanitaria.  Secondo l'accusa, però, il medico non avrebbe fatturato le visite mediche fatte nel suo ambulatorio privato, appropriandosi così dell'intero importo della tariffa. L'indagine della procura (titolare del caso il pm Bruno Auriemma) è scattata dopo che la Finanza ha fatto alcune verifiche fiscali al professionista. Un'indagine a campione nel corso della quale sarebbe emerso che in 6 casi il professionista, dopo aver visitato delle pazienti nel suo studio privato e non in ospedale, non avrebbe versato il dovuto all'azienda sanitaria. Così sono scattati i primi accertamenti e i finanzieri hanno raccolto le testimonianze di alcune pazienti che, prima durante le audizioni e successivamente nel corso del dibattimento, avrebbero sostenuto di non aver ricevuto la fattura. Martedì sera, al termine di un lungo dibattimento, i giudici hanno emesso la sentenza. La pena è sospesa.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    16 giugno 2011
     

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