Assassinato per una lite di soldi

Spunta la pista dei debiti dell'uomo ucciso con 15 coltellate

    di Diana Pompetti TERAMO. Ucciso per una lite di soldi. Il movente irrompe sulla scena del delitto e dà nuova linfa alle indagini per trovare l'assassino di Carmine De Luca, l'ex imprenditore di 69 anni massacrato con 15 coltellate nella sua abitazione di Piano Grande di Torricella.

    Gli indizi non sono ancora certezze, ma investigatori e inquirenti sono convinti di aver imboccato la pista giusta. Quella dei soldi. Forse di un debito. Qualche anno fa De Luca e la sua convivente, una donna straniera, avevano avuto circa 400mila euro da un'assicurazione, un risarcimento per la morte del giovane figlio della donna, deceduto in un incidente stradale. Ma sulla destinazione di quei soldi è in corso una causa civile.

    Intanto l'autopsia eseguita martedì sera dall'anatomopatologo Giuseppe Sciarra e da Emanuela Turillazzi, del dipartimento di patologia forense dell'università di Foggia, ha accertato che l'uomo è morto dissanguato dopo essere stato colpito con 15 coltellate. Quattro alla testa, altre tre alla schiena, quella alla gola mortale, altre due o tre al torace: l'assassino, poi, ha colpito casualmente anche al braccio, mentre il pensionato si difendeva. Un esame reso particolarmente difficile dalle condizioni del cadavere scoperto dopo una settimana e in avanzato stato di decomposizione. La morte si fa risalire a sette giorni prima del ritrovamento perchè esattamente sabato 22 maggio l'uomo è stato visto in vita per l'ultima volta. L'autopsia, inoltre, ha accertato che le coltellate sono state inferte con la
    stessa arma, molto probabilmente un coltello da cucina. Un coltello che quasi sicuramente è stato preso dalla casa.

    E intanto anche ieri nella caserma dei carabinieri di piazza del Carmine sono sfilati decine di testimoni, tutte persone informate sui fatti. Tra queste anche coloro che hanno sentito telefonicamente De Luca nelle ultime ore prima di morire. Un grosso contributo alle indagini, infatti, arriva dal cellulare dell'uomo che ha raccontato spostamenti, incontri e appuntamenti. Forse anche l'ultimo, quello con l'assassino. Investigatori e inquirenti, infatti, sono convinti che l'ex imprenditore ora commerciante originario di Cercola, nel Napoletano, ma da vent'anni a Torricella, conoscesse il suo aggressore a tal punto di farlo entrare in casa. Poi, tra i due, è scoppiata una lite violenta che è degenerata. L'assassino potrebbe aver avuto un complice, intervenuto in un secondo momento per aiutare a spostare il corpo da un piano all'altro della casa.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    2 giugno 2011
     

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