De Luca colpito alla gola con rabbia

Autopsia fino a notte fonda sull'uomo massacrato a Torricella

    di Diana Pompetti TERAMO. Gli ha tagliato la gola con un fendente sferrato con rabbia, forse nel tentativo di consumare una vendetta covata da tempo. L'assassino di Carmine De Luca, 69 anni, ha colpito dieci volte sulla schiena e sul volto, probabilmente anche quando la sua vittima era già morta.

    L'autopsia, iniziata alle 20 e proseguita fino a notte fonda, ha raccontato le prime verità sul delitto di Piano Grande di Torricella. Opera resa difficoltosa dalle condizioni del cadavere scoperto dopo una settimana e in avanzato stato di decomposizione.

    Anche per questo l'anatomopatologo Giuseppe Sciarra e un'assistente dell'anatomopatologo Vittorio Fineschi, dell'università di Foggia, hanno sottoposto ad una Tac i resti del corpo per escludere l'eventuale presenza di lesioni alla testa provocati da colpi particolari. L'esame dovrà fare chiarezza anche sul numero delle coltellate, forse dieci, e dare un'indicazione sul giorno della morte. Morte che si fa risalire a sette giorni prima del ritrovamento perchè esattamente sabato 22 maggio l'uomo è stato visto in vita per l'ultima volta nel cimitero di Torricella mentre portava fiori sulla tomba del figlio, morto improvvisamente a due anni. Ma l'esame dovrà servire anche per chiarire il tipo di coltello usato. Arma che molto probabilmente è stata presa dalla cucina dell'uomo e che, dalla profondità dei tagli, non dovrebbe avere una lama lunga. Proprio per questo, su indicazione del pm Davide Rosati, tre coltelli sono stati sequestrati nella cas
    a di Piano Grande. E intanto anche ieri nella caserma dei carabinieri di piazza del Carmine, davanti agli uomini del reparto operativo guidato da Nazario Giuliani, sono sfilati decine di testimoni, tutte persone informate sui fatti. Tra queste anche coloro che hanno sentito telefonicamente De Luca nelle ultime ore prima di morire. Un grosso contributo alle indagini, infatti, arriva dal cellulare dell'uomo che ha raccontato spostamenti, incontri e appuntamenti. Forse anche l'ultimo, quello con l'assassino. Investigatori e inquirenti, infatti, sono convinti che l'ex imprenditore ora commerciante originario di Cercola, nel Napoletano, ma da vent'anni a Torricella, conoscesse il suo aggressore a tal punto di farlo entrare in casa. Poi, tra i due, una lite violenta degenerata. L'assassino potrebbe aver avuto un complice, intervenuto in un secondo momento per aiutare a portare il corpo da un piano all'altro dell'abitazione che si trova nella zona artigianale di Piano Grande di Torricella. Uno spostamento fatto dopo aver avvolto il corpo in un panno, una tovaglia trovata in un cassetto da qualcuno che, evidentemente, conosceva la casa e quindi sapeva come muoversi.

    Qualcuno che ha anche cercato di pulire le tracce di sangue lasciate in casa. Un tentativo lasciato a metà, visto che se l'assassino ha cercato di pulire le scale che portano dal primo al secondo piano, non ha fatto la stessa cosa nel rispostiglio in cui il cadavere è stato trasportato e abbandonato.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    1 giugno 2011
     

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