di Diana Pompetti
TORRICELLA. I carabinieri stanno passando al microscopio la vita di Carmine De Luca, 69 anni, commerciante ambulante con un passato da imprenditore travolto da un fallimento, trovato accoltellato nella casa di Piano Grande di Torricella. Un omicidio che si è consumato con ogni probabilità sabato 21, ma scoperto solo l’altroieri mattina. I carabinieri del reparto operativo, fra sabato pomeriggio e domenica mattina, hanno già sentito 14 testimoni.
L’obiettivo è ricostruire le ultime ore di vita dell’uomo massacrato con tante coltellate, tra dieci e venti, tutte sferrate alla testa, sul dorso e sul collo. E tutte con un coltello grande e affilato, tipo quello usato dai macellai.
L’ultima volta è stato visto sabato 21, quando
Carmine De Luca, originario di Cercola (Napoli), ma da vent’anni a Torricella, è andato al cimitero sulla tomba del figlio. Non a caso i carabinieri hanno sentito - oltre che i vicini e il carrozziere che lavora in un capannone vicino alla casa, che sabato mattina ha chiamato i pompieri perchè sentiva uno strano odore provenire dalla casa - anche le assistenti sociali del Comune. Quelle che avevano seguito la famiglia di De Luca in occasione della morte del bambino di 4 anni. I tragici fatti accaduti alla famiglia composta Carmine De Luca, dalla sua convivente romena e dal figlioletto, nella notte fra il 15 e il 16 luglio 2009, sono ritornati attuali perchè ripercorsi durante le indagini. Mancava un quarto d’ora all’una quando il silenzio della notte, nella casa di Torricella, venne
squarciato da un grido. Giulio, 4 anni, era a letto e aveva urlato.
Subito nella sua cameretta accorsero il padre e la madre, ma Giulio
già non respirava quasi più.
Il genitori tentarono disperatamente di rianimarlo. E chiamarono
subito il 118. Da Teramo partì subito un’ambulanza e nel frattempo
sul posto venne inviata la guardia medica. Subito iniziarono le
manovre rianimatorie: il piccolo venne intubato, gli fu praticato
il massaggio cardiaco e anche la defibrillazione. Durante la
disperata corsa in ambulanza verso il pronto soccorso venne tentato
di tutto, ma il bambino morì appena varcata la soglia dell’o
spedale.
L’autopsia per accertare le cause della morte del bambino, affidata
all’anatomopatologo
Giuseppe Sciarra, lo stesso
che ora svolgerà quella del padre, accertò che il piccolo era morto
perchè aveva una polmonite, di cui i genitori non si erano
accorti.
Dopo la morte del piccolo il padre e la madre iniziarono ad
accusarsi a vicenda e alla fine si separarono. E la convivente è
tornata in Romania. Non è escluso però che presto venga sentita dai
carabinieri. Nel frattempo è stata sentita la figlia, che da tempo
viveva lontana dal padre, che secondo i carabinieri è estranea ai
fatti.
Intanto da sabato pomeriggio nella grande casa di Piano Grande
sono al lavoro i Ris. Gli esperti del Raggruppamento investigazioni
scientifiche stanno ispezionando la casa alla ricerca di qualsiasi
indizio utile: torneranno a Roma stamattina e i primi risultati
delle analisi si avranno entro sei giorni. Questi ultimi, insieme
all’autopsia, saranno basilari per ricostruire la dinamica del
delitto. Un altro elemento utile è il cellulare, sia per le
chiamate fatte che per gli spostamenti. Per ora è certo che l’a
ssassino ha spostato il corpo, trascinandolo dalla camera da letto
al piano superiore a quello sottostante, in uno sgabuzzino dove poi
è stato ritrovato, molto probabilmente nel tentativo di occultare
il cadavere. Nessuna effrazione su porta e finestre. I carabinieri
sono convinti che l’assassino conoscesse De Luca, che ha aperto
senza timore o che addirittura ha dato le chiavi al suo carnefice.
L’ipotesi più accreditata è che sia stata una lite finita male.
Poco probabile la pista della rapina degenerata in omicidio: non è
stato rubato niente.
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30 maggio 2011