Università di Teramo, bufera sul prof negazionista
Il preside: prenderemo provvedimenti su Moffa

"Non sapevo nulla del contenuto della lezione del professor Claudio Moffa. Già convocato per 13 ottobre il Consiglio di facoltà", così il preside di Scienze politiche dopo la notizia pubblicata da Repubblica della nuova lezione sul revisionismo e la negazione della Shoah tenuta dal docente.
Ma l'insegnate non può essere

cacciato: Moffa ha contattato l'Ateneo e ribadito, in sintesi, che nessuno può entrare nel merito delle sue lezioni
TERAMO. «Non sapevo nulla del contenuto della lezione tenuta a Teramo dal professor Claudio Moffa. Anche perché lasciamo piena autonomia di insegnamento ai docenti. Ma, alla luce di quanto è accaduto, saranno presi provvedimenti. Il 13 ottobre è stato convocato un Consiglio di facoltà per decidere su questa vicenda». È la prima reazione che esce dall'Ateneo teramano, dopo la notizia pubblicata da Repubblica della nuova lezione sul revisionismo e la negazione della Shoah tenuta dal docente Claudio Moffa, il 25 settembre scorso a Teramo. Chi annuncia provvedimenti è il preside di Scienze politiche, Enrico Del Colle che però ha preso la guida della facoltà solo dal primo ottobre scorso, subentrando al preside uscente Adolfo Pepe, cioè a lezione di Moffa già avvenuta.

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Sono passati tre anni dagli scontri in piazza per la lezione revisionista tenuta a Teramo da Robert Faurisson. Dopo quel fatto il senato accademico dell'università teramana pose il veto su Moffa che trasferì il suo master a Roma. Ma il veto non era assoluto perché poco dopo il master venne riammesso, seppur tenuto sotto controllo. In sintesi, Moffa non avrebbe potuto invitare personaggi identificabili come revisionisti. Il consiglio di facoltà di Scienze politica, però, non ha potuto negare allo stesso Moffa la propria autonomia d'insegnamento. Per ora, il rettore, Rita Tranquilli Leali, non si pronuncia. E' impegnata in un consiglio d'amministrazione.

Un anno fa, vennero tutti assolti dall'accusa di rissa perché il fatto non sussiste gli otto ebrei romani venuti a Teramo nel 2007 per impedire che lo storico francese Robert Faurisson, che nega l'Olocausto, tenesse una conferenza. La spedizione ottenne il risultato sperato dopo un'ora di tensione e tafferugli tra piazza Martiri della Libertà e corso San Giorgio. Con gli otto romani, è stato assolto dall'accusa di rissa anche il segretario teramano del Mis (Movimento idea sociale) Agostino Rabbuffo, che quel giorno in piazza ebbe un confronto molto acceso con alcuni degli ebrei. Il giudice monocratico Antonio Converti ha invece condannato a due mesi e al pagamento delle spese processuali (pena sospesa) un componente del gruppo romano, Emanuele Di Segni di 37 anni, per l'accusa di usurpazione di pubbliche funzioni. Di Segni, durante i tafferugli, si sarebbe qualificato come un poliziotto consentendo a un compagno, che era stato immobilizzato a terra da un agente vero, di scappare. Il giudice ha ridefinito l'imputazione in sostituzione di persona. Il pubblico ministero Donatella Capuani aveva chiesto l'assoluzione di Rabbuffo e la condanna di tutti i romani a 200 euro di multa per la rissa.

Il fatto che quel giorno di maggio nel cuore del centro di Teramo siano avvenuti degli incidenti è innegabile. Il docente universitario Claudio Moffa, che aveva invitato Faurisson, si frappose tra uno degli ebrei e lo studioso francese e prese un mezzo schiaffo in faccia, per il quale non presentò poi alcuna querela. Faurisson e Moffa furono portati via dalle forze dell'ordine, ma il loro allontanamento dalla scena non placò il gruppo di ebrei (circa una ventina di persone, la maggior parte giovanissimi), che innescò ripetuti momenti di violenza verbale e fisica sia con la polizia che con i teramani che passavano da quelle parti. Tra questi c'era Rabbuffo. La tensione degenerò in un parapiglia nel quale il capo della squadra mobile, Gennaro Capasso, prese un calcio che gli costò la frattura di una costola.
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