di Laura Venuti
VASTO. Chissà com'è vedere il mare a quadretti, tra le maglie di una rete. Gli abruzzesi potrebbero scoprirlo molto presto grazie all'emendamento approvato dalla Regione che autorizza gli stabilimenti balneari a creare delle recinzioni alte anche un metro e ottanta fino a dieci metri dallo stabilimento. Uno sfregio alla costa che è solo l'ultimo di una serie di piccole e grandi storie di mare negato che Il Centro
proverà a raccontare nelle prossime settimane. Cominciando dall'unica località della costa in cui il mare a quadretti è già realtà: Vasto.
E' proprio dal Comune chietino che bisogna partire per capire cosa significherà l'emendamento approvato il 21 giugno dall'assemblea regionale. «Gli stabilimenti possono delimitare, con sistemi di protezione a giorno non impattanti, di altezza non superiore a metri 1,80, un'area circostante la struttura principale», recita il testo con cui l'Abruzzo si è guadagnato la bandiera nera di Legambiente.
In parole povere, si potranno recintare le aree in concessione. Esattamente come anni fa hanno fatto alcuni dei balneatori di Vasto Marina, che proprio a causa delle recinzioni da anni sono in lotta, a colpi di ruspe, carte bollate e ricorsi, con l'amministrazione comunale.
E se alcune delle barriere sono state rimosse con la forza o dagli stessi proprietari degli stabilimenti, altre sono ancora in piedi, pronte a testimoniare cosa potrebbe diventare la costa abruzzese se la modifica alla legge regionale non verrà cancellata.
Basta cammi
nare sul lungomare per imbattersi in uno dei modelli della costa
che verrà.
Parallela alla strada corre una fila di pali di legno alti ben più
di un metro e mezzo, con una rete che unisce l'uno all'altro
separando stabilimento e spiaggia dalla passeggiata del lungomare.
La recinzione è interrotta solo da due grandi cancelli di metallo,
aperti.
Ma quella che separa lo stabilimento dalla strada non è l'unica
barriera.
Entrando, passando in mezzo all'edificio principale e sbucando
dall'altra parte, ci si ritrova davanti ad una nuova rete, che
separa la zona in cui ci sono i tavolini dalla spiaggia.
Ed è lì che l'effetto mare a quadretti arriva al massimo. Si vede
l'acqua, si vede la spiaggia, si vedono gli ombrelloni, i lettini e
la gente che ci sta sopra. Ma tra tutto questo e chi guarda dal bar
ci sono, appunto, i quadretti della rete. Se poi uno vuole andare
in spiaggia, tocca passare dal cancello.
Non tutti i bagni di Vasto, ovviamente, hanno la recinzione, e non
tutti quelli recintati hanno lo stesso tipo di struttura: c'è chi
ha messo la barriera solo lato mare, chi ce l'ha più alta e chi
meno.
Quel che è certo, però, è che tra i balneatori c'è già chi canta
vittoria e festeggia l'arrivo della legge.
«Siamo contentissimi di questa legge regionale», gongola
Rino Pomponio, presidente del consorzio Lidi
Vastesi che aderisce a Fab-Cna e proprietario dello stabilimento Il
Delfino.
Pomponio della sua vicenda personale non vuole parlare, ma proprio
all'inizio di giugno è stato costretto a togliere la sua di
recinzione, dopo aver perso il ricorso che aveva presentato al Tar
contro il Comune.
«Io non la chiamo recinzione, la chiamo protezione», dice il
balneatore, «e ne abbiamo assoluta necessità contro gli atti
vandalici. E poi abbiamo bisogno di realizzare investimenti per
dare più servizi ai clienti: dentro le strutture io immagino vasche
idromassaggio, area fitness. Ma per realizzarle ci vogliono
investimenti: si è mai visto qualcuno che investe all'aria
aperta?».
Sulla stessa lunghezza d'onda anche la proprietaria dello
stabilimento Ciucculella, che la sua barriera tra la strada e lo
stabilimento, realizzata con dei bambù, l'ha tolta da sola anni fa.
Nel suo bagno ne resta ancora una, non altissima, per separare il
fabbricato e l'area bar dalla spiaggia. Ma la signora è già pronta
a realizzarne una nuova grazie alla legge regionale. «Adesso faremo
una cosa più carina», spiega
Angela Trifone, «in
legno».
E anche chi di barriere non ne aveva mai messe, ormai si dice
pronto ad approfittare della nuova legge.
«Noi non abbiamo mai fatto niente del genere», dice
Silvana Cinquina della Scogliera, «ma ovviamente
l'intento c'è, per evitare furti e avere un maggiore controllo.
Fosse per me recinterei tutto lo stabilimento».
Mentre c'è chi festeggia e chi pensa già a come approfittare delle
nuove possibilità offerte dalla Regione, c'è chi proprio non può
darsi pace per l'approvazione della legge. E' l'assessore comunale
Anna Suriano che dal 2006 al 2009 ha avuto la
delega all'urbanistica e ha condotto in prima linea la battaglia
contro le recinzioni. «Capisco le preoccupazioni dei balneatori per
il vandalismo, ma non sono certo le reti il sistema per evitarlo.
C'è la videosorveglianza, ad esempio. Io spero proprio che non
finisca qui e che i consiglieri regionali facciano le loro mosse
per cancellare il provvedimento, anche perché», dice, «se passa in
Abruzzo potrebbe estendersi al resto d'Italia».
A tentare l'ultimo assalto alla legge prima della pausa estiva
sarà il consigliere regionale Prc
Maurizio Acerbo,
che nel consiglio regionale di domani ha intenzione di presentare
un emendamento per cassare quello che autorizza le
recinzioni.
«Chiederò il voto segreto», annuncia Acerbo, «sperando che nella
maggioranza sia maturato qualcosa, visto che in molti si sono
dichiarati contrari a questa legge».
(1-continua)
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2 agosto 2010