di Anna Fusaro
TERAMO. Un prezioso pavimento a mosaico, e i resti di pareti affrescate e di marmi policromi: sono le scoperte più suggestive emerse dagli scavi archeologici effettuati durante i lavori di ristrutturazione di palazzo Melatino, a Teramo, condotti dal 2005 all’inizio di quest’anno.
Sotto l’edificio medioevale, nuova sede della Fondazione Tercas, è infatti affiorata una notevole domus romana, databile al I secolo avanti Cristo ma utilizzata sino al IV secolo dopo Cristo.
IL CONVEGNO. La ricchezza e l’eccellente fattura della pavimentazione a mosaico ha confermato negli archeologi la convinzione dell’importanza e ricchezza di Interamnia.
La convinzione è stata ribadita nel corso del convegno tenuto ieri mattina, nella sala polifunzionale della Provincia, dalla Sovrintendenza ai beni archeologici nell’ambito della Settimana della cultura.
Davanti a una platea di studenti, gli archeologi della Sovrintendenza hanno parlato degli scavi di palazzo Melatino, ma anche dell’area di culto della Cona, sempre a Teramo, e della necropoli di Colle Badetta a Tortoreto.
Tre sono i siti ricchi di scoperte.
LA DOMUS. Glauco Angeletti ha illustrato i rinvenimenti, sotto le strutture medioevali (XII secolo) di palazzo Melatino, di pavimentazioni a mosaico riconducibili a un solo edifico di epoca romana.
Della domus sono rimasti tre ambienti, due laterali e uno centrale, più grande e dalle decorazioni più sfarzose, che ha subito meno rifacimenti nei secoli.
Le decorazioni a mosa
ico risalenti alla fase più antica della domus (I secolo avanti
Cristo), secondo Angeletti, ricordano per le eleganti cornici il
vicino mosaico del Leone.
I modelli pompeiani e le pavimentazioni della Roma sia imperiale
che repubblicana ispirarono probabilmente le maestranze che nelle
varie fasi si alternarono nella decorazione delle stanze della
domus. L’attenzione allo stile e la ricchezza dei materiali
dimostrano l’importanza economica e politica degli antichi
proprietari della domus, esponenti della classe dominante di
Interamnia.
L’AREA CULTURALE. Altro ritrovamento importante degli
ultimi anni è il gruppo scultoreo in marmo greco scoperto nell’area
di culto di Madonna della Cona, a circa tre chilometri dalle mura
di Interamnia Praetutiorum. Un’area in cui, lungo la via Sacra, vi
erano un grande tempio (di età tardo-repubblicana), necropoli,
monumenti.
Come ha spiegato l’archeologo
Vincenzo Torrieri,
circa due anni fa, vicino ai resti del tempio, sono stati trovati
significativi frammenti di sculture: una testa di donna a grandezza
naturale, una testa di fanciullo, una testa di levriero. Pezzi che
vanno ancora studiati, ma riconducibili al II-III secolo dopo
Cristo.
Probabilmente le statue ornavano il giardino di una residenza o
delle terme.
In ogni caso in quella zona, area sacra destinata al culto dei
morti, esistevano residenze importanti, a testimonianza di una
concezione della periferia e del paesaggio ben diversa da quella
attuale.
LA NECROPOLI. La presenza di un’élite, con una notevole
capacità economica, è rintracciabile anche nella zona di Tortoreto,
dove, tra il 2003 e il 2007, sono state rinvenute le tracce di una
villa romana (a Case Pecci) e di una necropoli (a Colle
Badetta).
Una parte della necropoli risale all’VIII secolo avanti Cristo,
altre sepolture datano due secoli dopo.
Nelle tombe femminili più antiche, ha spiegato l’archeologa
Sandra Lapenna, sono stati trovati molti ornamenti
in ambra, collane, orecchini, fibule.
Poiché il commercio dell’ambra proveniva dai Balcani, è evidente
che nel territorio esisteva all’epoca una classe ricca.
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25 aprile 2010