di DIANA POMPETTI
TERAMO. «Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto» diceva l’ex comandante della polizia penitenziaria nell’audio shock diventato un caso nazionale. Quel detenuto, testimone del presunto pestaggio in carcere, ieri è morto a Castrogno.
Si è sentito male nella cella dove scontava una pena di due anni per droga, è stato portato nell’infermeria del carcere ed è deceduto qualche ora dopo, durante il trasporto in ospedale. La sua fine ha scatenato la protesta degli altri detenuti di Castrogno, che per qualche minuto hanno battuto sulle inferriate e non sono rientrati nelle celle.
Sulla morte di
Uzoma Emeka, nigeriano di 32 anni, il pm di turno
Roberta D’Avolio ha aperto un’inchiesta e ha disposto l’autopsia. Nel giorno in cui dalla procura arriva la notizia di sei avvisi di garanzia per il presunto pestaggio del recluso finito alla ribalta delle cronache nazionali con l’audio shock, i riflettori si riaccendono nuovamente sul carcere teramano e il caso Castrogno riesplode. Uzoma Emeka, informa nella tarda serata di ieri una nota del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, era proprio il testimone del presunto pestaggio avvenuto in carcere e che ha portato alla sospensione dal servizio dell’ex comandante della polizia penitenziaria
Giuseppe Luzi. Nelle settimane scorso era stato sentito proprio dagli investigatori che stanno indagando sul caso su delega del pm
David Mancini.
LA MORTE IN CELLA. Sarà l’anatom
opatologo
Giuseppe Sciarra ad eseguire oggi l’a
utopsia. Una prima ricognizione fatta sul corpo ha escluso la
presenza di segni di violenza. L’uomo, molto probabilmente, è
deceduto per cause naturali, ma l’inchiesta della procura mira a
fare chiarezza sui soccorsi. L’obiettivo è quello di accertare se
ci siano stati eventuali ritardi che potrebbero aver causato la
morte del nigeriano. Per tutto il pomeriggio di ieri gli
investigatori della squadra mobile, a cui sono state delegate le
indagini, hanno raccolto testimonianze e acquisito la cartella
clinica dell’infermeria.
Già questa mattina un primo rapporto sarà sul tavolo del
magistrato, che ha disposto il sequestro della cella. Secondo una
prima ricostruzione sembra che l’uomo si sia sentito male intorno
alle 9 mentre era in cella con un altro detenuto. Quando i soccorsi
sono arrivati era terra, sembra, per una crisi respiratoria. E’
stato immediatamente portato in infermeria, dove è stato sottoposto
alle prime cure. Dopo qualche ora, però, le sue condizioni si sono
notevolmente aggravate, a tal punto che in infermeria è stato
defibrillato. Poi, vista la sua gravità, è stato chiamato il 118. L’
ambulanza è arrivata subito, ma per l’uomo, era troppo tardi. Il
detenuto è morto durante il trasporto all’ospedale Mazzini.
INTERROGATO LUZI. Sei gli indagati per il
presunto pestaggio che sarebbe avvenuto il 22 settembre: si tratta
dell’ex comandante
Giuseppe Luzi, sospeso dal suo
incarico dal ministro Alfano, quattro agenti di polizia e il
detenuto che sarebbe stato malmenato. Le ipotesi di reato
contestate sono lesioni e abuso. Anche il detenuto, un italiano, è
stato iscritto nel registro degli indagati visto che gli agenti
sostengono di essere stati aggrediti dall’uomo, che invece dice di
essere stato malmenato dai poliziotti. E qualche giorno fa il pm
titolare del caso Mancini ha interrogato l’ex comandate della
polizia penitenziara, che ha risposto alle domande negando ogni
aggressione ai detenuti.
19 dicembre 2009