di Alex De Palo
TORTORETO. Se domani il cielo lasciasse cadere la stessa quantità di acqua di due anni fa, Tortoreto mostrerebbe ancora tutta la sua vulnerabilità. Sono trascorsi 730 giorni da quell’inferno di acqua e fango che nella notte tra il 6 e il 7 ottobre del 2007 provocò danni per milioni di euro a centinaia di cittadini che persero case, attività commerciali e imprenditoriali, macchine. Tutto sommerso sotto una spessa coltre di fango. Oggi la soluzione definitiva al problema del dissesto idrogeologico è ancora lontana e tra i tortoretani resta la paura per quel che può ancora accadere.
L’INFERNO. Era da poco trascorsa la mezzanotte del 7 ottobre 2007. Un’ora di pioggia fitta ininterrotta fece ingrossare le cavate che non riuscirono a fronteggiare quell’enorme quantità di acqua. In pochi istanti caddero 170 millimetri di pioggia per ogni metro quadrato di territorio. Le colline tortoretane si caricarono di tutta la loro forza distruttrice e riversarono sulla cittadina un fiume di acqua e fango. Alle 1.09 melma e acqua invasero il Lido e Salino. Fosso Vascello, Cavatassi, San Giovanni, Cimitero ed altri fossi minori sputarono fango e detriti. Case, strade, negozi e terreni furono sommersi dal fango: l’immagine che fece il giro d’Italia fu quella di una città devastata e desolante.
NUOVO RISCHIO. «Il territorio non è in sicurezza» dice il sindaco
Gino Monti senza usare giri di parole, «se piovesse di nuovo con quella intensità saremmo punto e a capo». Il primo cittadino, definisce i
nefficaci alcune opere post alluvione commissionate dall’a
mministrazione guidata dal suo predecessore
Domenico Di
Matteo. «In caso di pioggia prolungata», continua il primo
cittadino, «l’acqua convogliata nella condotta di via Carducci e
quella di via Capanna tracimerebbe». Nell’invaso di via Carducci è
stata posizionata una pompa sprovvista di corrente elettrica.
Nonostante il Comune abbia pagato l’allaccio all’Enel, a oggi, a
distanza di tempo, l’idrovora non può funzionare perché non è stata
allacciata alle rete. Finora ai solleciti non c’è stata risposta.
In via Capanna invece la condotta presenta a 100 metri di sbocco
dal mare un imbuto. Conseguenza: in caso di piena l’acqua
tornerebbe indietro.
IL RICORDO. Gino Monti ha nella mente il film di
quella notte. «Stavamo festeggiando a Tortoreto Paese il compleanno
dell’amico
Roberto Di Lorenzo», dice, «con noi c’e
ra
Fabrizio Di Eusebio, il giovane che con la
fidanzata rimase intrappolato nella sua auto dalla piena di fosso
Cavatassi. Pioveva a dirotto quando, dopo la mezzanotte, Fabrizio
decide di lasciare la compagnia e di riportare la fidanzata a casa.
Così fece, quando attraversando le colline, venne travolto dal
fango. La sua auto venne invasa dal fango al suo interno».
I RIMBORSI. E’ storia lunga ed infinita quella
dei rimborsi, causa anche il terremoto dell’Aquila che ha ritardato
le procedure regionali. Dichiarato lo stato di emergenza, in Comune
iniziarono ad arrivare le domande di rimborso di privati e società.
Lo stesso ente dovette contrarre un mutuo di due milioni e mezzo di
euro per ripristinare lo stato dei luoghi e non ha ancora ricevuto
un centesimo nonostante abbia fatto richiesta, come tutti, dei
rimborsi. Le richieste giunte in Comune, escluse quelle presentate
fuori termine, sono state 1100. Sono stati effettuati 870
sopralluoghi e pagati complessivamente 3 milioni e 308mila euro.
Otto milioni di euro circa è la somma complessiva stanziata dal
ministero dell’Ambiente e Regione. Sono circa 500 le domande
pervenute per il rimborso dei danni provocati alle auto.
I LAVORI. L’amministrazione Monti ha identificato
tutte le criticità ed ha pronti gli interventi, alcuni finanziati e
altri finanziabili. In programma due tavoli tecnici: uno domani con
la Provincia e il 13 ottobre con il commissario regionale
Pierluigi Caputi, Anas, Ferrovie, Autostrade,
Comune. C’è l’ok ai lavori per 500mila euro in zona Salino. Al
Lido, in via Capanna le acque del Vascello e Capanna saranno
convogliate fino al mare. In fase di studio le cavate in via
Corsica. Pronti due nuovi progetti che aprono due cavate chiuse da
uno sbarramento in cemento. Tra gli altri, interventi in via
Petrarca e via Dante, via Michelangelo, via Carso, Via Pisacane e
via Nemi. Ripulite le cavate a cielo aperto. Monti, in occasione
dell’incontro di presentazione del progetto di sottopasso
ciclopedonale di via Carducci, previsto per domani alle 20.30 nella
sala parrocchiale di via Giovanni XXII, ha organizzato una
cerimonia per non dimenticare quella drammatica notte.
7 ottobre 2009