di Diana Pompetti
TERAMO. La segnalazione alla procura dei minori dell’Aquila è arrivata venerdì mattina. Porta la firma dell’avvocato
Luca Sarodi, legale di uno dei due giovanissimi rom che sedici giorni fa a Martinsicuro hanno ucciso a pugni lo studente universitario
Antonio De Meo, 23 anni appena.
Secondo l’avvocato il ragazzino di 17 anni, rinchiuso insieme al quindicenne in un istituto minorile di Roma, qualche giorno fa sarebbe stato brutalmente picchiato da altri detenuti e per questo medicato in infermeria. Un’aggressione che il legale collega direttamente con il crimine che il giovane ha confessato di aver commesso. La procura dei minori dell’Aquila ha trasmesso l’esposto di Sarodi alla procura di Roma, competente territorialmente. «Ho chiesto anche», dice il legale, «che venga disposta una sorveglianza più stretta per il ragazzo».
L’AGGRESSIONE. Secondo l’avvocato l’aggressione in carcere sarebbe stata scoperta dal padre del ragazzino, nel corso di una visita nella struttura romana. «E’ stato proprio il padre», dice il legale, «a scoprire l’aggressione e a denunciare i fatti. L’uomo è andato a far visita al figlio e prima del colloquio è stato avvisato dagli agenti di polizia penitenziaria che il figlio era stato picchiato da altri detenuti che sapevano i motivi del suo arresto. La conferma dell’aggressione è arrivata quando ha visto il ragazzo che sul volto aveva i segni del pestaggio». Successivamente l’uomo si è rivolto al legale che ha presentato l’esposto alla procura dei minori per denunciare il caso
e chiedere dei provvedimenti.
RICORSO AL RIESAME. E’ probabile che nei prossimi
giorni sia Sarodi che
Piergiuseppe Sgura, il
legale dell’altro ragazzino arrestato, presentino ricorso al
tribunale del riesame per chiedere la libertà con motivazioni
diverse.
E’ ipotizzabile che per il più piccolo, quello di 15 anni, il
ricorso parta dalla necessità di accogliere il minore in una casa
famiglia in cui poter continuare un percorso di assistenza già
avviato ad Alba, dove è seguito dai servizi sociali del Comune. Va
ricordato che anche il padre del quindicenne è in carcere con l’a
ccusa di favoreggiamento reale, ricettazione e incendio doloso.
Secondo gli inquirenti avrebbe dato fuoco allo scooter rubato con
cui il figlio aveva lasciato Martinsicuro la notte dell omicidio,
cancellando ogni traccia e coprendo così il ragazzo che in primo
momento gli aveva raccontato di aver investito un pedone.
Nel corso dell’udienza di convalida, però, davanti al giudice l
uomo ha accusato il figlio di aver dato fuoco al mezzo, sostenendo
di averlo visto incendiare lo scooter. Intanto vanno avanti le
indagini dei carabinieri per ricostruire gli aspetti ancora oscuri
di quella drammatica notte a Martinsicuro in cui tre giovanissimi
rom hanno ucciso a pugni lo studente universitario di Castel di
Lama (il terzo rom ha appena 13 anni e per questo non è
imputabile). L’autopsia ha accertato che il giovane è stato colpito
da più pugni, forse addirittura cinque, che hanno provocato una
emorragia cerebrale devastante. Le indagini dei carabinieri non si
sono mai fermate e non sono escluse novità.
25 agosto 2009