di Dino Venturoni
ROSETO - Il rospo che Giovanni Del Gaone tiene in mano non saprà mai chi è Giovanni Del Gaone, né capirà mai che l’enorme creatura che l’imprigiona lo sta probabilmente salvando da una morte atroce. Il rospo sa solo che deve raggiungere un punto imprecisato del fiume Vomano. Così gli ordina un istinto primordiale. Lo stesso istinto che ogni anno, tra fine febbraio e inizio marzo, porta i suoi simili da un vecchio canale di irrigazione a ridosso della statale 150 alle campagne verso il Vomano, dall’altra parte della strada. Ecco il guaio: c’è una statale da attraversare.
E qui entra in azione il nostro Giovanni. Del Gaone gestisce una piccola stazione di servizio dell’Agip, al confine tra Roseto e Morro d’Oro, da un sacco di tempo. «Ventitre anni», puntualizza. La sua strana storia con i rospi, però, non è cominciata subito. È con il passare del tempo che il benzinaio si è reso conto che il suo luogo di lavoro, in questo periodo dell’anno, è luogo di passaggio, spesso tappa intermedia, di una piccola e silenziosa migrazione. Quella dei rospi, appunto. Una migrazione che lui, da un paio d’anni, aiuta in modo sistematico, portando al di là della statale 150 tutti gli esemplari che può per evitare che muoiano schiacciati sotto le ruote delle auto.
«Con il tempo ho imparato a conoscere e ad ammirare i rospi», dice Del Gaone. «Quando l’inverno sta per finire abbandonano il vecchio formale qui dietro, un canale di irrigazione in disuso, dove stanno in letargo nei mesi freddi, e vanno verso il Vomano. Le femmine, in questa stagione, depongono le
uova. Escono al crepuscolo e sono molto lenti, così non fanno in tempo a fare tutto il tragitto in una notte. All’arrivo del giorno si fermano, restano immobili e si nascondono, o si mimetizzano, con una bravura incredibile».
A riprova, Del Gaone ci mostra un paio di angoli coperti di erbetta e ci chiede: vedi un rospo, qui? Bè: solo aguzzando la vista, e scansando erba e foglie secche, il rospo - immobile come un sasso - compare. Ad uso del giornalista e del fotografo, Del Gaone ha radunato in uno scatolone alcuni rospi in viaggio.
Una piccola crudeltà, abbondantemente ripagata però dal fatto che quei rospi - ora irrequieti e nervosi per l’inattesa prigionia - al crepuscolo saranno delicatamente depositati nella campagna oltre la statale. Del Gaone, sull’argomento rospi, è informatissimo. «Ho letto su internet», dice, «che in paesi evoluti come Germania e Canada quando si fa una strada che taglia la campagna vengono previsti dei tunnel per far attraversare i rospi che migrano. Una cosa che si dovrebbe fare ovunque. E, al nord, Legambiente organizza “le notti dell’attraversamento”».
Una cosa non sa precisamente, il benzinaio amico dei rospi: dove si compie il ritorno della migrazione. «Tornano al formale in autunno, prima del letargo», dice, «ma in questo secondo viaggio non li intercetto». Se gli si chiede cosa dicono amici e parenti della sua strana passione, replica serafico: «Mi prendono tutti per il culo, che vuoi che dicano? Ma questi sono animali straordinari, c’è tanto da imparare da loro. E io continuerò a dargli una mano».
9 marzo 2008
Inviato da edoted
il 15 aprile 2008 alle 23:42