Terremoto nell'Ingv: si dimettono direttore e responsabile rete sismica nazionale

Salvatore Mazza e Alberto Delladio lasciano l'ente che vigila su terremoti e infrastrutture strategiche del Paese. "Insufficienza di risorse e sfruttamento", e Boschi lancia l'allarme: "Situazione grave, di mezzo c'è la sicurezza nazionale"

ROMA. Un vero e proprio terremoto si sta scatenando in queste ultime ore all'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv): ieri si sono dimessi il direttore del Centro nazionale Terremoti Salvatore Mazza e il responsabile tecnico della Rete Sismica Nazionale Centralizzata Alberto Delladio. Dimissioni arrivate lo stesso giorno. A seguire, quelle di due responsabili di funzione all’Osservatorio Etneo di Catania. Solo all’ultimo scongiurate quelle del capo delle funzioni informatiche Stefano Pintore. In un momento in cui l'Italia balla più del solito, si accende l'allarme sull’ente che monitora e vigila sui terremoti e sulle infrastrutture strategiche del Paese, già al centro di vicende dai contorni opachi su cui indagano la Procura di Roma, Corte dei Conti e Anac: storie di sprechi, denunce, interrogazioni e procedimenti disciplinari contro chi parla.

Secondo il Fatto Quotidiano, che stamattina ha dato in anteprima la notizia ( leggi qui l'articolo), la rinuncia più "pesante" è quella di Salvatore Mazza, direttore del Centro nazionale Terremoti. "Seppur motivata da problemi personali" scrive Mazza nel congedo ai colleghi che ringrazia perché “riescono a sopperire a molte delle insufficienze dell’Ingv, ma purtroppo queste caratteristiche di resilienza mi pare che siano state sfruttate un po’ troppo in questi ultimi anni e in questa crisi in particolare”. Una frase che da dentro l’Ingv codificano come una resa di fronte a una “strutturale carenza di risorse devolute ad altri settori e non su monitoraggi delicatissimi per il Paese, a partire dal taglio totale di reti geochimiche multi-parametriche sulle faglie attive per studiare i terremoti in arrivo, bistrattate dalla Commissione Grandi Rischi”, oggetto di un’interrogazione parlamentare della senatrice aquilana pentastellata Enza Blundo.

Nelle stesse ore dimette anche Alberto Delladio, l’uomo che da 10 anni ha in mano tutta la Rete Sismica Nazionale Centralizzata (Rsnc), con più di 400 stazioni di monitoraggio, un centinaio solo nell’area delle ultime scosse sismiche. L’Istituto parla di “normale avvicendamento” e Delladdio conferma. Ma conferma anche le difficoltà di lavorare nell'ente: “In questi sei mesi – spiega – siamo stati tutti quanti fortemente provati. In un ente con varie centinaia di persone la parte che si occupa del monitoraggio e della manutenzione delle stazioni sismiche conta una trentina di tecnici al massimo. Bisogna rafforzare questo settore soprattutto in vista di sequenze lunghe come quelle che viviamo da tempo”. Solo minacciate (e poi scongiurate) le dimissioni di Stefano Pintore, responsabile della parte informatica della rete, dove ogni giorno passano milioni di dati da processare, come le onde sismiche durante le sequenze di terremoti.

Nessun altro fiata, per paura di ritorsioni e provvedimenti disciplinari. Chi non ha paura è Enzo Boschi, per 12 anni presidente dell’Ingv, che al Fatto Quotidiano ha dichiarato: “Se un ricercatore serio e impegnato come Salvatore Mazza è arrivato a una determinazione tanto grave significa che qualcosa all’interno dell’Ingv si è rotto. La gravità della situazione è ulteriormente accentuata dalle dimissioni di altri due figure chiave per il funzionamento completo e costante della rete Rete Sismica

Nazionale. Dimissioni necessarie, perché messi nelle condizioni di non poter operare al meglio delle tecnologie esistenti. E non si avanzi la scusa della mancanza di fondi: i fondi e gli addetti ci sono. Si usino secondo le priorità che vengono dal Paese, di mezzo c’è la sicurezza nazionale”.

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