Fabrizia abruzzese dell'anno: un simbolo prezioso dell'Italia giovane che vuole crescere

L'inserto speciale di fine anno del Centro è dedicato a Fabrizia Di Lorenzo, la ragazza di Sulmona uccisa a 31 anni il 19 dicembre scorso a Berlino. Rimasta affascinata dalla lingua e dalla cultura tedesca, come tanti giovani ha conosciuto la Germania con il Progetto Erasmus

Chi è Fabrizia, chi è davvero? Se ad amici e conoscenti chiedi questo di Fabrizia Di Lorenzo, ti rispondono che è la ragazza dal sorriso speciale, che vuole donarsi agli altri. La ragazza cresciuta a pane e sacrifici. La ragazza che rimprovera all’Italia di non avere il coraggio di cambiare. La ragazza con i sogni in valigia. È, non era. Perché ognuno ha un frammento di storia che la rende viva.

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Per il cugino Giulio è la “Sorella d’Europa”, lei che ha amiche sparse tra Svizzera, Inghilterra e Germania. Per i compagni di classe del Liceo Vico è la ragazza della pace e dell’amore, delle pashmine alla moda e delle letture difficili. Per i colleghi di lavoro è la giovane che non vuole adattarsi, alla continua ricerca di sfide. Per le insegnanti è un esempio, un modello di intelligente vitalità. Eccola Fabrizia, ragazza di provincia, suo malgrado destinata a conquistare un giorno la ribalta delle cronache, fino a diventare un simbolo, un emblema prezioso per una generazione intera. Ma non solo.

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Fabrizia Di Lorenzo nasce il 23 agosto 1985 a Sulmona, da Gaetano, dipendente delle Poste, e da Giovanna Frattaroli. Legatissima alla nonna Maria, fin da bambina frequenta la parrocchia di don Palmiero Amatangelo. Ama strimpellare la chitarra e adora il rock di Ligabue e dei Negrita. Frequenta le elementari alla Lola Di Stefano e le medie alla Panfilo Serafini. Studiosa, sempre bei voti. Per mamma e papà è un orgoglio. La prima svolta della vita arriva al Liceo linguistico dove si imbatte in un’insegnante di tedesco. I modi della professoressa stregano Fabrizia. Per lei quella lingua, ruvida ai più, ma dai suoni profondi, rappresenta un’autentica illuminazione. Sarà per il fascino di un Paese o magari della sua cultura. Misteri della vita, rimane abbagliata dalla Germania. Al punto da segnare in questo modo il suo destino. Con gli scambi culturali, in Francia o Inghilterra, comincia a girare l’Europa. Così quando arriva il momento di iscriversi all’Università sceglie la facoltà di Mediazioni linguistiche. Una triennale a Roma e a 18 anni il primo, vero distacco da Sulmona. L’impatto con la capitale non è facile, ma Fabrizia è una tosta e non si arrende. Almeno così la racconta chi la conosce bene. Nel 2008 si laurea con una tesi sull’Istituto del commercio estero, realtà conosciuta durante un tirocinio di sei mesi a Vienna. La specialistica la fa invece a Forlì, sede distaccata dell’Alma Mater di Bologna. Presenta, strani giochi del destino, una tesi sull’Islam nel 2011.

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Quell’Islam che incrocerà tragicamente nel momento fatale della sua vita, in un abbagliante mercatino berlinese di Natale. Quattro anni prima Berlino l’aveva conosciuta col Progetto Erasmus. La precisione teutonica la ammalia. Vorrebbe restare, ma ci sono gli studi da finire. Percorso segnato. Dopo la laurea fa un tirocinio di sei mesi in un’azienda della Romagna. Il suo desiderio è di lavorare, lei che anche da ragazzina si era arrangiata come cameriera in un bar o come baby sitter. Fabrizia è generosa: all’Università aveva aiutato alcuni disabili e il suo più grande desiderio è lavorare in una Ong umanitaria. Manda curricula in mezza Italia. Nessuno le risponde. Nel 2013 torna in Germania. Spedisce ancora le sue credenziali, le rispondono, stavolta. Lavora al mattino alla Bosch e il pomeriggio studia per migliorare il tedesco. L’anno scorso, infine, viene chiamata alla 4Flow, consulenza trasporti e logistica di Berlino. Ama la politica, anche quella estera, e per un periodo scrive su Berlino Magazine, il sito online in italiano di cultura e attualità.

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L’agosto scorso torna per l’ultima volta a Sulmona. Trascorre alcuni giorni al mare con le amiche e gli altri in famiglia. Va incontro al suo destino. Di giovane studiosa, curiosa, con il futuro in mano. Facendo da sé. Il contrario dei criticati bamboccioni, al passo dei tempi, europea e globale. All’insegna della meglio gioventù. Fa tante altre cose. Tante, come intensa è stata la sua vita breve. Intensa, ma se chiedete in giro, per Sulmona e l’Italia intera, in tanti vi parleranno del suo tagliente tweet, l’estremo lascito indirizzato a Matteo Renzi all’indomani del referendum di dicembre. Una sorta di testamento per quella meglio gioventù. Dove lei, come il mitico professore universitario del film di Marco Tullio Giordana, parla dell’Italia come Paese di dinosauri. In cui non cambia mai nulla. Nulla. Tanto che Fabrizia è morta, mentre i dinosauri restano.

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