Rodrigo apre 100 negozi in Cina

Nuovi canali di vendita previsti anche negli Stati Uniti

    di Loris Zamparelli  CHIETI. L'Industria Adriatica Confezioni (Iac), creatrice dello storico marchio Rodrigo, festeggia oggi i suoi 50 anni di attività e ora guarda alla Cina, grazie a un accordo con un gruppo multinazionale cinese che prevede l'apertura di cento punti vendita Rodrigo nei prossimi tre anni nel territorio della Greater China.  Nata a Chieti nel settembre 1961 come grande azienda manifatturiera (2.200 dipendenti e un contributo al prodotto interno lordo della provincia superiore al 50%), con una produzione giornaliera di circa 50 mila camicie, oggi per reggere il confronto internazionale, punta sempre di più su internazionalizzazione, qualità e servizio. Dal 1981, la storica figura dirigenziale dell'azienda, è l'amministratore delegato Biagio Bocchetti, che nel tempo ha affiancato alla produzione di camicie, collezioni total-look che vanno dal cappello alle scarpe.  Lo sbarco nel mercato cinese, come annuncia Bocchetti, avverrà tramite una joint venture: «Loro aprono i negozi a insegna Rodrigo con i nostri prodotti, poi noi forniamo la consulenza con collaboratori di stile e di prodotto, ma anche per comunicazione e marketing. Mettiamo insomma a frutto la nostra grande esperienza nel retail».  Dopo l'apertura di un canale di vendita in Canada, che sta dando ottimi risultati, l'amministratore delegato della Iac indica come futuro mercato di espansione quello degli Stati Uniti.  «Non si può prevedere una crescita dei consumi in Italia, dove permane una cerchia di clienti base. Questo ci permette di mantenere la nostra posizione di mercato e in un momento come questo di contrazione è segno di buona vitalità per la nostra azienda. Ma attualmente l'unico sviluppo possibile, di fatto è quello verso l'export».  Per questo l'Industria Adriatica Confezioni punta a crescere anche nelle aree del nord Europa, dove il mercato è meno frastagliato rispetto ai Paesi centrali del vecchio continente, senza tralasciare però quello domestico dove è prevista l'apertura di altri ottanta negozi nei prossimi quattro anni. Secondo Bocchetti per superare la crisi, il settore del tessile e abbigliamento abruzzese deve puntare sulla qualità e sulle esportazioni grazie al fascino intatto del Made in Italy.  L'amministratore della Iac ricorda anche come sia cambiato negli ultimi tre decenni il mercato della moda: «Negli anni ottanta imperava l'abbigliamento classico, che è sempre stata la nostra forza, poi con il tempo è stato sostituito da quello casual, con il quale è più difficile differenziarsi. C'è stato un appiattimento generale con il ribaltamento delle legge della domanda e dell'offerta. A questo si è aggiunta una riduzione dei consumi di circa il 10% negli ultimi dieci anni. La conseguenza è un disequilibrio del mercato: da un lato i marchi alti e costosi e dall'altro le offerte a prezzi stracciati. Per chi sta in mezzo come noi non è facile».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    30 settembre 2011

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