MONTESILVANO. L'altra faccia del calcio ha i colori neroverdi, quelli del Montesilvano. L'altra faccia del calcio è fatta di stenti e di passione. Di rimborsi spesa non pagati, di materiale sportivo mai consegnato e di collette per finanziare l'acquisto dell'acqua. Una sorta di autogestione, portata avanti dai giocatori e dall'allenatore e conclusa con il conseguimento della salvezza in Eccellenza. Una storia da raccontare, così come hanno fatto i giocatori del Montesilvano. Esasperati e increduli. Non soltanto dal fatto che hanno intascato le briciole rispetto ai rimborsi spesa promessi. No, questa volta non è solo una questione di soldi. Tra i dilettanti, dove non ci sono garanzie, perdere i soldi è diventata una consolidata prassi. E Montesilvano non è sfuggita a questa abitudine. No, l'esperienza dei giocatori neroverdi è andata oltre. E' iniziata dalla fine della passata stagione quando il proprietario del club, Enzo Di Meo, ha affidato la gestione ad Alessandro Cozzi. Che è ripartito con la carica di presidente, allestendo la squadra e, ovviamente, promettendo i rimborsi spesa. Grandi progetti a Montesilvano dove, cammin facendo, sono arrivati (e poi se ne sono andati) anche Pierfrancesco Visci, con la carica di dg, e Nando Ruffini, entrambi ex Pescara. Ma ben presto i giocatori si sono accorti che gli accordi erano diventati carta straccia. Dei rimborsi spesa nemmeno l'ombra e così la squadra, almeno verso ottobre-novembre, ha saltato diversi allenamenti. Un periodo ne facevano u
no a settimana. Del materiale sportivo nemmeno l'ombra. Ognuno con
borse o tute personali. Appena la maglia neroverde da indossare la
domenica. Che, poi, l'allenatore Alessandro Tatomir, ex calciatore
professionista, alla prima esperienza in panchina, provvedeva a far
lavare. Il terreno di gioco un disastro e in quello adiacente i
giocatori hanno trovato anche delle siringhe. E' accaduto anche che
una domenica Tatomir abbia preso la macchinetta e provveduto a
segnare le linee del campo. A dicembre Cozzi ha mollato tutto. E a
gennaio sono subentrati tre nuovi finanziatori: il presidente Paolo
Pandolfi, il dg Bruno Peca e il vice presidente Ciofani. Gennaio
tempo di mercato. I giocatori volevano andar via. Ma i tre nuovi
finanziatori li hanno convinti a rimanere, promettendo un netto
cambio di registro. E' bastato che finisse il mercato e che,
quindi, i giocatori non potevano più cambiare casacca ed è tornata
a regnare la disorganizzazione. I rimborsi spesa? Ne sono stati
pagati un paio. A qualcuno tre. Il contrattino dei dilettanti
prevede un rimborso di 7.500 euro a stagione. Ma a Montesilvano
anche chi aveva pattuito 4-500 euro al mese è rimasto deluso.
Niente da fare. Un sabato i giocatori hanno messo un euro a testa
per comprare l'acqua minerale per la domenica. E gli spogliatoi? Al
limite dell'indecenza, delle più elementari norme igieniche secondo
i ragazzi che due domeniche fa hanno conquistato la salvezza
all'ultima giornata. Un giocatore senegalese, Diop, 20 anni, che
vive in una casa-famiglia, in televisione ha denunciato di aver
incassato solo un mese e mezzo di rimborsi spesa. Lo stesso dicasi
degli altri ragazzi costretti a chiedere soldi a compagni e
allenatore per pagare la benzina per andare a fare allenamento.
Altri, invece, sono stati sfrattati dall'alloggio individuato dalla
società all'inizio della stagione. E il pagamento delle utenze si è
rivelato un optional. Alla vigilia della sfida decisiva per la
salvezza il pranzo pre-gara è stato offerto dai genitori di un
giocatore che gestiscono un ristorante. Il medico al campo solo in
casa, fuori no. Men che mano il massaggiatore. Dell'ambulanza
nemmeno l'ombra. Alcune trasferte sono state effettuate con le
macchine dei giocatori, senza l'ombra del rimborso ovviamente. La
squadra si è più volte lamentata, ma tra proprietario,
finanziatori, soci occulti e soci veri nessuno si è preso la
responsabilità di prendere di petto la situazione. «Abbiamo perso i
soldi, ma che ne resta della dignità di calciatori dilettanti?».
Già, l'altra faccia del calcio è questa. E a questi livelli non
c'è alcun sindacato. Men che meno una federazione in grado di
prendere dei provvedimenti.
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13 maggio 2011