Due anni di stop dal Tribunale Nazionale Antidoping. Una mezza vittoria, più che una sconfitta per Danilo Di Luca, dopo la lunga serie di traversie, quasi una persecuzione: sospetti, perizie, controperizie da quattro anni a questa parte. Un clima di sospetto che certo non aiuta, eppure il campione di Spoltore ha combattuto con la freddezza che lo contraddistingue non solo quando danza sui pedali. Una battaglia persa dunque con un corollario di tanti dubbi. «Non finisce qui, c’è ancora da lottare, io vado avanti. Adesso faremo ricorso al Tas». Così Di Luca dopo la squalifica. Non è stata accolta la richiesta di tre anni di stop chiesti dalla Procura Antidoping. Un dettaglio non da poco. Ancora dubbi, ancora una traccia poco chiara in un terreno minato, come è quello dell’antidoping. Poche certezze, tanti percorsi. Basta stare a latitudini diverse e cambia tutto. Armstrong, Valverde, Rebellin, Schumacher. Tutte storie più o meno tese. Nessuna chiarezza di procedure.
«Per adesso abbiamo solo il dispositivo», ha aggiunto Di Luca, «ora aspettiamo le motivazioni. Posso solo ribadire che io non ho assunto alcuna sostanza e che non mi aspettavo questa squalifica. Resto ottimista e confido molto nel Tas. Comunque vada, anche se dovessero confermare i due anni, io non lascerò il ciclismo. Ma sono sicuro di tornare prima dei due anni».
Oltre alla squalifica, che scadrà il 21 luglio del 2011, Di Luca, su indicazione dell’Uci, é stato condannato al pagamento di una sanzione economica di 280 mila euro, e al risarcimento delle spese per le
analisi e le controanalisi che hanno accertato la positività al
Cera (2.040 euro). «Crediamo nell’innocenza del nostro assistito»,
ha spiegato l’avvocato De Toni, «siamo pronti a fare ricorso al
Tas: la verità va ripristinata. Contestiamo non solo il metodo
utilizzato dal laboratorio di Chatenay Malabry, presso Parigi, ma
anche le procedure.
Ora chiederemo al Tas di anticipare l’udienza, perché la speranza
è che il tribunale di Losanna possa ribaltare questa squalifica e
permettere a Di Luca di tornare a correre già quest’anno». «Una
discussione lunga e complessa», aggiunge l’avvocato Flavia
Tortorella, «una decisione combattuta, la contestazione sul metodo
del laboratorio parigino, purtroppo, non è servito per smontare del
tutto l’accusa della procura del Coni. Hanno pesato a nostro favore
i fortissimi dubbi sul metodo del laboratorio. E’ stata fatta una
domanda al tecnico della procura da parte del prof. Chiarotti (il
collegio giudicante è composto da giudici e tecnici) che ha messo
in seria difficoltà il tecnico riguardo alla metodologia francese,
qualche vizio evidentemente c’è; non è stato sufficiente per
etichettare come inattendibile quel test che ha visto squalificare
tanti atleti, è facile immaginare cosa accadrebbe se lo si
dichiarasse non attendibile. La sanzione economica poi è
sproporzionata». C’è poi un elemento nuovo che può accorciare la
squalifica di Danilo. «Combatteremo per abbassare la squalifica di
un anno», aggiunge l’avvocato Tortorella, «un istituto nuovo del
codice Wada verrebbe applicato per la prima volta nel caso Di
Luca.
Prevede un abbattimento anche di tre quarti della squalifica.
Veramente potrebbe tornare a correre a luglio, siamo sulla strada
giusta». La prossima tappa? «Ci sono diverse opzioni. L’istituto
della Wada può essere richiesto a seguito della sentenza di primo
grado al Tna o trasferire tutto al Tas. Non finisce qui, oggi
(ieri, ndr), è stata una piccola vittoria». Infine, un corollario
non da poco nel complesso sistema dell’antidoping. Al Tour de
France 2010, le provette dei corridori non saranno analizzate nel
laboratorio di Chatenay Malabry ma a Losanna.
2 febbraio 2010