Bettini rompe due bici e poi vince allo sprint

Dopo 30 anni un campione del mondo arriva primo nella classica abruzzese

    di Paolo Smoglica PESCARA. Erano 10 anni che un campione del mondo non vinceva un Trofeo Matteotti. Ne sono passati 20 dall’ultima apparizione di un iridato alla partenza. La 63ª edizione, dedicata a Vito Taccone, è nel segno di Paolo Bettini. Il toscano della Quick Step ha vinto in volata. «Sono contenti gli organizzatori...», ha commentato il Grillo a fine gara con lo spirito mordace del toscanaccio quando gli viene fatto notare che, poche volte, nella lunghissima storia della classica pescarese, ha trionfato un iridato.

    Toccò a Francesco Moser, campione del mondo a San Cristobal, e ora al due volte iridato della Quick Step. Fallì l’impresa dieci anni fa Johan Museeuw, a vincere fu Frank Vandenbroucke che la stagione scorsa Palmiro Masciarelli salvò dalla depressione e dalle pulsioni suicide. Bettini è venuto per vincere - come ha dichiarato nella conferenza stampa - e ha vinto. Un altro toscano nel glorioso palmares che già alla seconda edizione era impreziosito dal nome di Gino Bartali, il quale nel 1945, subito dopo il 25 aprile, si dava da fare per aiutare Fulvio Perna a organizzare la prima edizione della manifestazione sportiva abruzzese più longeva.

    A ricordare quella stagione sul traguardo c’era ieri Nello Di Mauro, 85 anni, che nel 1946 vinse la gara riservata ai dilettanti e che non si perde un’edizione della corsa pescarese e fino al 2003 ha partecipato ai cicloraduni. Un “Matteotti” da ricordare, una corsa che attorno all’anello di 14,500 chilometri (di ripetere 13 volte) raccoglie ancora l’intero Abruzzo; galvanizza le folle anche grazie al pa
    rterre messo insieme da Renato Ricci, organizzatore ancora entusiasta e presidente dell’Uc “Fernando Perna”.
     
    All’ultimo momento ha dato forfait Emanuele Sella, ma resta uno dei “Matteotti” più prestigiosi degli ultimi anni per interpreti sulle strade di Pescara e Montesilvano e per combattività in corsa. Bettini ha ammesso che «il Matteotti non era nei miei programmi di avvicinamento alla difesa del titolo olimpico a Pechino. In questa settimana avevo programmato con la squadra un ritiro in vista delle Olimpiadi.
     
    Quando siamo rimasti in cinque in gara, abbiamo di fatto simulato la corsa olimpica». Bettini ha regolato in volata un gruppetto di cinque corridori coprendo i 188,5 chilometri del percorso in 4 ore e 45 minuti alla media di 42,841 km orari. Non è stata una vittoria facile per il campione del mondo: alla fine è stato necessario il fotofinish per capire chi tra Bettini, Francesco Reda e Pasquale Muto avesse vinto. I ciclisti in gara erano 133 in rappresentanza di 18 squadre. Il via è stato dato alle 11,10 dal sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso. Primi giri in gruppo poi dalla terza tornata si sono registrati i primi allunghi con Francesco Reda a dare un chiaro segnale dell’ottimo stato di forma che lo sorreggeva ieri.

    Insieme a lui Philippe Schnyder della Admec; dietro di loro altri 12 corridori, quindi il gruppo tirato da Paolo Bettini. E sono stati proprio gli allunghi del campione del mondo sulla salita di Colle Caprino a infiammare il folto pubblico presente sul circuito del Matteotti. Al quinto passaggio va in fuga Federico Canuti della Csf Navigare (sorretto dal suo fans club in via di Sotto), che ottiene un vantaggio massimo di oltre quattro minuti, ma il gruppo non lo lascia andare e dopo due giri e mezzo il corridore viene riassorbito.

    Al nono giro ci prova Alfonso Falzarano, mentre il gran caldo e il percorso piuttosto duro assottigliano il gruppo e fioccano i ritiri. A due giri dalla fine si arrende anche l’idolo di casa, Danilo Di Luca. «Stanno andando a tutta: un ritmo troppo forte per le mie possibilità attuali», dirà dopo essersi fermato a riempire la borraccia di acqua allo stand dei suoi tifosi che lo incitavano a riprendere la gara. Ci prova anche Alex Donati che a due giri dal termine prova ad allungare tra l’entusiasmo del fans club e del padre William, che ha corso con la Ferretti di Alfredo Martini.

    Dura poco, va via una fuga con dieci corridori tra cui Francesco Masciarelli (Acqua&Sapone). Ma l’azione decisiva parte all’u ltimo giro con Reda, Bettini e il campione d’Italia Simeoni, che danno una brusca accelerata alla corsa. L’ultimo giro risulterà il più veloce. I tre fuggitivi vengono raggiunti da Fabio Gilioli (Amore e Vita) e da Pasquale Muto (Miche Silver Cross) e il quintetto si invola verso l’arrivo. La vittoria se la giocano in tre e al fotofinish vince Bettini.

    Non è stata facile per il Grillo anche perché ha dovuto cambiare due volte la bicicletta durante la corsa; è stato costretto a inseguire, poi ha dettato i tempi, giocandosi le chance di vittoria in volata, «dove non sono stato al meglio, d’altronde avevo speso molto per recuperare e poi sapevo che il caldo sarebbe stato un fattore davvero determinante». Dopo la settimana terribile di Riccardo Riccò al Tour, dopo l’ennesimo verdetto di doping che costituisce l’ennesima mazzata al ciclismo, ci voleva la vittoria di Bettini per riconciliare i tifosi che non hanno fatto mancare la passione e il legame con i propri beniamini.
     
    Ora, è proprio il caso di voltare pagina. Lo ha ribadito anche Bettini, altre aziende lasciano il ciclismo e «questo è grave, se vanno via gli sponsor e molti si sono ancora allontanati, non ce n’è più per nessuno». Renato Ricci ha mostrato grande coraggio ed entusiasmo a puntare ancora sul ciclismo, i fatti gli hanno dato ragione, si è vista una corsa molto combattuta, nello spirito di Vito Taccone (vincitore nel ’66), al quale era dedicata la 63ª edizione.

    Il “Matteotti” si è confermato un luogo dell’anima sportiva degli abruzzesi, lo spirito da scampagnata non si è perso. «Il profumo di arrosticini lo sentivamo anche noi», ha tenuto a sottolineare il vincitore che aveva negli occhi i gruppi in via di Sotto e la folla a Montesilvano Colle. Il ciclismo, dunque, resta un meraviglioso momento di aggregazione sulle strade del Trofeo Matteotti.
    21 luglio 2008
     

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