di Paolo Smoglica
Santuccione, 60 anni di Cepagatti, medico di base, é tornato alla
ribalta con l’inchiesta penale che ha coinvolto atleti di spicco
come Danilo
Di Luca, vincitore del Giro, Eddy
Mazzoleni e l’ex campione del mondo dell’asta
Giuseppe
Gibilisco.
E proprio la frequentazione con il medico di Pescara, riscontrata
dalle intercettazioni fatte dai Nas di Firenze, è costata sanzioni
disciplinari per i due atleti di punta: tre mesi di stop a
Di Luca, reo di aver avuto rapporti con il dottore
suo padrino e medico di famiglia da quando aveva 8 anni, due anni
(sanzione comminata in primo grado, poi annullata in appello, e
infine riapplicata dal Gui) per l’astista.
Con l’inibizione a vita si chiude l’inchiesta della Procura
Antidoping del
Coni, che é andata avanti in
maniera autonoma rispetto a quella penale della Procura di Roma
dopo un’operazione antidoping dei Nas nel 2003.
Nell’inchiesta é coinvolto anche un altro medico
Simone
Giustarini: anche per lui la Procura ha chiesto lo stop a
vita. Santuccione - squalificato a cinque anni nel 1995 per doping
- alcuni giorni fa ha definito «allucinante» la richiesta di
radiazione e ha chiarito di essere finito nell’inchiesta penale per
colpa della sua grande passione, il ciclismo.
«Mi hanno tolto la licenza di pesca: ma se a me pescare non
piacesse e non la avessi mai chiesta?... però é una giustizia
medioevale». E’ il commento del medico di Cepagatti.
Santuccione non è tesserato per nessuna
federazione sportiva.
«Me lo aspettavo, ma non é giusto, mi hanno condannato in un
processo alle intenzioni, senza prove, senza dati di fatto», dice
dal suo ambulatorio medico. «Dove é finito lo stato di diritto? Non
mi interessa essere medico sportivo Coni, ma il problema non è
questo: con questa giustizia sportiva non ci si può
difendere».
Non si stupisce della sentenza neanche il difensore di
Carlo Santuccione, l’avvocato
Medoro
Pilotti Aielli: «Tutto scontato, con quelle regole che si
sono dati», afferma, «vedremo ora i termini per una sentenza al
Tar, ma con le norme del Coni può essere inutile. Sono forti perché
le regole se le fanno per conto loro».
Per il difensore di
Santuccione «non c’é
possibilità di difesa, ecco perché non siamo andati al
dibattimento: si tratta di “un’altra giustizia”, vive per i fatti
suoi, é sciolta da ogni altra legge, e questo é irritante», dice
Pilotti Aielli, «per loro ci sono cose che sono
oro colato e basta.
Che le intercettazioni del processo penale siano tutte da valutare
non conta, che ci siano delle archiviazioni nemmeno. A me si
rizzano i capelli in testa a vedere questi “imputati” tritati in
questa maniera, senza possibilità di reagire.
Con le nuove norme il Coni può infliggere sanzioni a chiunque, e le
regole per farlo se le stabilisce da sé», chiude l’avvocato. «Il
Tar? Vediamo, é possibile, ma in linea di principio non mi
interessa», ha confermato
Santuccione.
«Non posso dare giudizi perché non sta a me giudicare quando c’é
una sentenza sportiva»: così il presidente del Coni, Gianni
Petrucci, risponde ai giornalisti che gli chiedono
un commento sull’inibizione a vita del medico Carlo Santuccione
decisa dal giudice di ultima istanza.
Parlando a margine della presentazione del piano industriale dell’I
stituto di Credito Sportivo,
Petrucci ha
sottolineato come «la lotta al doping é nella storia dello sport
italiano. Abbiamo intensificato questa attività», aggiunge, «perché
vogliamo dimostrare che le nostre vittorie devono essere pulite.
Chi ha fatto uno sbaglio deve pagare. Non sono mai contento quando
ci sono fatti di questo tipo», prosegue, «comunque non faccio
commenti, sto al mio posto».
Petrucci si è poi
complimentato per il lavoro della procura antidoping.
La decisa sterzata, dunque, sta portando risultati eclatanti nel
ciclismo. Smantellato lo sport delle due ruote in evidente crisi d’i
dentità, può darsi che la procura antidoping rivolga ora le
proprie attenzioni a qualche disciplina più ricca.
19 dicembre 2007