di Paolo Smoglica
PESCARA. Il medico Carlo Santuccione è stato radiato dal Coni. Santuccione però non è affiliato al Coni, paga per l’inchiesta “Oil for drugs” che risale al 2003. Per la sola frequentazione del medico di Cepagatti, Danilo Di Luca è stato squalificato per tre mesi. G
ianni Petrucci, presidente del Coni, non commenta la sentenza del Gui ma ribadisce che si proseguirà con il pugno di ferro perché le vittorie italiane devono essere pulite. In Spagna, il medico Eufemiano Fuentes, la mente dell’Operation Puerto, parla nelle università. Le carte che lo riguardano sono un segreto di Stato.
L’
Operation Puerto ha portato alla squalifica di
Ivan Basso in Italia, ma ad altre latitudini si è usato un metro diverso.
Vinokourov nel Kazakistan è stato quasi graziato. Lo scandalo T-Mobile in Germania ha colpito
Ullrich e ha innalzato a eroe
Zabel che ha fatto “outing” sul doping. Valverde continua a correre in Spagna e nel resto del mondo nonostante sia pesantemente coinvolto nella vicenda Fuentes.
Divisi alla meta sembra il motto del mondo del ciclismo, dilaniato da guerre di potere (grandi Giri contro Uci), indotto dal governo mondiale delle due ruote alla globalizzazione: meglio le nuove frontiere, le corse a tappe in Africa, Usa e Russia che le classiche del quadrilatero Italia, Francia, Belgio/Olanda e Spagna.
A dominare questo scenario il doping, un grande business che transita anche per internet e che fa vittime (vedi giustizia sportiva) preva
lentemente fra i corridori: i fruitori dei prodotti per alterare le
prestazioni, ma anche l’anello più debole della catena. Cosa ci sia
a monte, la giustizia sportiva non riesce a scoprirlo.
Magari inibisce un medico chiacchieratissimo, quale
Carlo
Santuccione, e poco più, certo il Coni fa un passo avanti
rispetto alle organizzazioni sportive spagnole. Lì pare che anche
il
Real Madrid o qualche suo atleta si affidasse a
Eufemiano
Fuentes.
Fuori dal ciclismo e dai medici vicino al ciclismo che curano
atleti di altre discipline, la guerra al doping non è che abbia
fatto grandi passi avanti.
Inibizione a vita per Carlo
Santuccione, dunque.
Il giudice di ultima istanza in materia di doping, accogliendo la
richiesta avanzata dalla Procura antidoping del Coni, ha comminato
la sanzione massima al medico abruzzese coinvolto nell’inchiesta
Oil for drug, e già condannato in passato per un’altra vicenda di
doping.
Proprio in virtù della recidiva, il
Gui presieduto
da Francesco
Plotino ha deciso per l’inibizione a
vita e il conseguente divieto a tesserarsi per qualsiasi
federazione sportiva. Santuccione non si é presentato all’udienza e
non era rappresentato da legali.
Santuccione, 60 anni di Cepagatti, medico di base, é tornato alla
ribalta con l’inchiesta penale che ha coinvolto atleti di spicco
come Danilo
Di Luca, vincitore del Giro, Eddy
Mazzoleni e l’ex campione del mondo dell’asta
Giuseppe
Gibilisco.
E proprio la frequentazione con il medico di Pescara, riscontrata
dalle intercettazioni fatte dai Nas di Firenze, è costata sanzioni
disciplinari per i due atleti di punta: tre mesi di stop a
Di Luca, reo di aver avuto rapporti con il dottore
suo padrino e medico di famiglia da quando aveva 8 anni, due anni
(sanzione comminata in primo grado, poi annullata in appello, e
infine riapplicata dal Gui) per l’astista.
Con l’inibizione a vita si chiude l’inchiesta della Procura
Antidoping del
Coni, che é andata avanti in
maniera autonoma rispetto a quella penale della Procura di Roma
dopo un’operazione antidoping dei Nas nel 2003.
Nell’inchiesta é coinvolto anche un altro medico
Simone
Giustarini: anche per lui la Procura ha chiesto lo stop a
vita. Santuccione - squalificato a cinque anni nel 1995 per doping
- alcuni giorni fa ha definito «allucinante» la richiesta di
radiazione e ha chiarito di essere finito nell’inchiesta penale per
colpa della sua grande passione, il ciclismo.
«Mi hanno tolto la licenza di pesca: ma se a me pescare non
piacesse e non la avessi mai chiesta?... però é una giustizia
medioevale». E’ il commento del medico di Cepagatti.
Santuccione non è tesserato per nessuna
federazione sportiva.
«Me lo aspettavo, ma non é giusto, mi hanno condannato in un
processo alle intenzioni, senza prove, senza dati di fatto», dice
dal suo ambulatorio medico. «Dove é finito lo stato di diritto? Non
mi interessa essere medico sportivo Coni, ma il problema non è
questo: con questa giustizia sportiva non ci si può
difendere».
Non si stupisce della sentenza neanche il difensore di
Carlo Santuccione, l’avvocato
Medoro
Pilotti Aielli: «Tutto scontato, con quelle regole che si
sono dati», afferma, «vedremo ora i termini per una sentenza al
Tar, ma con le norme del Coni può essere inutile. Sono forti perché
le regole se le fanno per conto loro».
Per il difensore di
Santuccione «non c’é
possibilità di difesa, ecco perché non siamo andati al
dibattimento: si tratta di “un’altra giustizia”, vive per i fatti
suoi, é sciolta da ogni altra legge, e questo é irritante», dice
Pilotti Aielli, «per loro ci sono cose che sono
oro colato e basta.
Che le intercettazioni del processo penale siano tutte da valutare
non conta, che ci siano delle archiviazioni nemmeno. A me si
rizzano i capelli in testa a vedere questi “imputati” tritati in
questa maniera, senza possibilità di reagire.
Con le nuove norme il Coni può infliggere sanzioni a chiunque, e le
regole per farlo se le stabilisce da sé», chiude l’avvocato. «Il
Tar? Vediamo, é possibile, ma in linea di principio non mi
interessa», ha confermato
19 dicembre 2007