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Appalti pubblici, blitz alla Regione: indagato il presidente D'Alfonso

Documenti sequestrati da carabinieri e polizia. Tre inchieste della Procura dell'Aquila per corruzione, turbativa d'asta e abuso d'ufficio. Coinvolti in 13 tra funzionari, dirigenti, tecnici e imprenditori. Il governatore: «Estraneo ai fatti. Fiducia nella magistratura»

L’AQUILA. Blitz dei carabinieri a palazzo Silone per l’acquisizione di atti e nuova bufera sulla Regione Abruzzo. Nel mirino della Procura della Repubblica dell’Aquila tre filoni di indagine: il mega appalto per la ristrutturazione di Palazzo Centi, palazzo aquilano settecentesco ex sede della giunta, danneggiato dal sisma del 2009; un intervento riguardante Penne e interventi di rigenerazione e manutenzione ordinaria e straordinaria delle case popolari in via Caduti per servizio e in via Salara Vecchia a Pescara. Per i fatti riguardanti Pescara è stata notificata al presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso una proroga di indagine, priva di contestazioni specifiche, con accuse di corruzione, abuso e turbativa d’asta da lui rigettate.

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PALAZZO CENTI. Sono indagati per turbativa d’asta e falso i componenti della commissione che ha aggiudicato i lavori. Si tratta del presidente Giancarlo Misantoni, nato in Venezuela nel 1964, residente a Pescara, e dei commissari Roberto Guetti, pescarese, nato nel 1955 e Silverio Salvi, aquilano, classe 1954. Sono indagati per turbativa d’asta l’imprenditore di Castelli (Teramo), Eugenio Rosa, nato nel 1955, titolare della Iciet, terza nella graduatoria dell’appalto, due suoi tecnici, Gianluca Marcantonio, 46 anni, di Pescara, e Alessandro Pompa, anche egli pescarese (46). Indagato anche Claudio Ruffini, di Mosciano San’Angelo, nato nel 1953, dello staff del presidente della Regione, che ha un curriculum politico davvero importante: è stato per due volte presidente della Provincia di Teramo, ex sindaco di Mosciano e Giulianova, ex consigliere regionale del Pd. I carabinieri hanno fatto anche delle perquisizioni domiciliari nelle abitazioni di molti di loro dove hanno preso computer, pen drive e documenti.

Secondo le accuse ci sarebbe stata una sorta di accordo tra i sospettati per far vincere l’appalto alla ditta di Rosa senza però riuscirvi visto che il mega appalto è stato aggiudicato a una ditta di Isernia. Tuttavia la turbativa d’asta, che nel caso specifico resta tutta da provare, c’è per il solo fatto di averla posta in essere a prescindere dall’esito. Nell’ambito di questa inchiesta i carabinieri sono rimasti a lungo a palazzo Silone da dove sono usciti intorno alle 13 con una serie di pacchi pieni di documenti e materiale informatico. Questa indagine poggia su una serie di intercettazioni. I fatti risalgono al 2015. Si parla anche di pressioni per le scelte dei componenti della commissione.

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PESCARA. Sul fronte pescarese il presidente della Regione risulta indagato per due vicende diverse. La prima riguarda il preventivo di spesa per la manutenzione degli immobili di edilizia residenziale pubblica che si trovano in via Caduti per Servizio e via Salara Vecchia, a Pescara. Con lui sono indagati l'amministratore unico dell'Ater di Pescara, Virgilio Basile, e l'architetto Gianluca Marcantonio, componente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici e componente del comitato tecnico scientifico di supporto al commissario per la ricostruzione. Marcantonio ha testimoniato in favore della difesa al processo “Housework" che, negli anni scorsi, ha visto D'Alfonso sul banco degli imputati (assolto).

Il secondo filone pescarese riguarda una parte del Masterplan, cioè il parco didattico del Lavinio. In questo caso si è ancora nella fase di progettazione. Infatti, i lavori dovevano partire prima del 2017, e il cronoprogramma prevedeva la riconsegna entro aprile 2018, con durata massima dei lavori stabilita in 730 giorni e collaudo nell’ottobre successivo. Su questo fronte il governatore è indagato con Marcantonio e con il dirigente della Provincia Paolo D'Incecco.

Sia per il capitolo relativo ai progetti dell'Ater che per quello legato al Masterplan, Marcantonio è coinvolto nella veste di architetto. Il suo studio professionale, a Montesilvano, è stato perquisito. Perquisizioni anche negli uffici della Provincia di Pescara e all'Ater di Pescara. Gli uomini della Mobile, diretti da Pierfrancesco Muriana, hanno acquisito documenti e computer. Gli altri indagati per questi capitoli dell’inchiesta sono un dirigente dell’Ater, l’ingegnere Carmine Morelli, e due liberi professionisti, l’ingegnere Tino Di Pietrantonio e l’architetto Enrico Di Paolo. Infine nel filone di Penne che riguarda la vendita di una ex scuola D’Alfonso sarebbe indagato per corruzione come conferma il suo avvocato Antonio Valentini.

D’ALFONSO. «Questa mattina», ha dichiarato ieri D’Alfonso, «ho appreso che è in corso una verifica del mio operato da parte della Procura per tre distinte vicende. Ritengo che la mia posizione sia estranea a qualsivoglia fattispecie e auspico un espletamento rapidissimo di ogni indagine. Ho fiducia nell'operato della magistratura così come ne avevo in passato», ha aggiunto, «quando è stata sempre accertata la liceità delle mie condotte amministrative».

M5S. Secco il commento dei 5 stelle: «Mentre i partiti si ostinano a buttare fango sul movimento, il presidente dell’Abruzzo viene indagato per corruzione». E Maurizio Acerbo esponente di Prc, «In caso dovesse aprirsi un nuovo capitolo giudiziario sulla Regione quelli che hanno sostenuto il presidente dovrebbero ritirarsi a vita privata».

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