Hotel Rigopiano, scatta il sequestro: parte la fase delle perizie

Sigilli ai resti dell’albergo distrutto e alla zona della valanga. I tre consulenti della procura pronti a eseguire i rilievi tra neve e macerie

PESCARA. Sotto sequestro. Da oggi scatta il sequestro di quello che resta dell’Hotel Rigopiano e dell’area della valanga che, il 18 gennaio scorso, ha distrutto il resort di Farindola lasciando 29 morti intrappolati tra neve e macerie. Ieri, i vigili del fuoco e i finanzieri del soccorso alpino hanno smontato il campo: da oggi comincia un’altra fase con il testimone che passa dai soccorritori agli inquirenti.

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È la fase dell’accertamento della verità. Perché i familiari dei morti e anche gli 11 sopravvissuti vogliono sapere quello che è accaduto 12 giorni fa quando una valanga dalla forza di 4 mila camion di carichi di neve ha percorso più di trecento metri portandosi dietro neve, rocce e alberi e si è infranta sull’albergo con l’effetto di una bomba.

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Dopo il sorvolo della zona di Rigopiano in elicottero, sabato scorso, i tre consulenti nominati dal procuratore Cristina Tedeschini e dal pm Andrea Papalia dovranno studiare ogni dettaglio dell’area. Ecco perché sotto sequestro non finisce solo l’Hotel Rigopiano distrutto ma anche l’area della valanga, cioè il canalone che adesso sembra una pista di sci e che si vede anche a 25 chilometri di distanza. Una ferita della montagna, senza più gli alberi secolari di faggio, che i consulenti – un ingegnere strutturale e un ingegnere ambientale di Torino e un geologo di Trento – dovranno studiare. Dal punto di innesco, a oltre trecento metri più in alto del resort, fino al termine della slavina: un’area ampia perché fino a 50 metri dall’albergo ci sono le macchine di clienti e dipendenti conficcate nella neve e poi televisori, materassi e sedie.

Durante il sopralluogo in elicottero, i consulenti hanno fatto riprese video e foto. Ora, quei rilievi dell’alto dovranno incrociarsi con quelli a terra. E con i verbali delle istituzioni: prefettura e Provincia di Pescara, Regione Abruzzo e Comune di Farindola. E gli investigatori, guidati dal comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri Massimiliano Di Pietro e dal tenente colonnello della forestale Annamaria Angelozzi, continuano a chiamare testimoni: i prossimi a sfilare davanti agli inquirenti saranno gli amministratori di Farindola. Dovranno spiegare perché, dal 2005, non si riunisce più la commissione comunale Valanghe e perché, nonostante 10 slavine tra il 1999 e il 2005 tra Farindola e Arsita, tre a poca distanza dal resort, siano stati concessi i permessi per l’ampliamento dell’albergo con centro benessere e altri due edifici in legno. È un punto sempre più centrale dell’inchiesta aperta per omicidio plurimo colposo e disastro colposo.

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Poi, ci sono gli altri due filoni: l’allerta valanghe ignorato con i bollettini allarmanti del servizio Meteomont (rischio crescente dal 16 al 18 gennaio della tragedia fino al livello 4 su un massimo di 5) rimasti in prefettura e mai mandati al Comune e la strada per Rigopiano sommersa dalla neve e lasciata senza spazzaneve per oltre 24 ore.

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