locali storici

Pescara, un fast-food anni ’50 al posto di Camplone

La catena “America Graffiti” di Forlì in trattativa con i quattro proprietari dello storico caffè-gelateria chiuso 16 mesi fa

PESCARA. Dopo 16 mesi di buio, sembra intravedersi una luce per la riapertura della storica gelateria Camplone di corso Umberto.

I prestigiosi locali che per anni, complici ancora oggi i dirimpettai di Berardo, hanno reso quell’angolo di piazza Primo maggio un punto di ritrovo e riferimento per i pescaresi e per chiunque arrivasse in città, dovrebbero ospitare un fast- food della catena “America Graffiti”. Un marchio con sede centrale a Forlì che, per ambientazioni e menù, propone il modello delle tavole calde e dei fast food americani degli anni Cinquanta in due format di ristorazione in franchising: l’american diner, che ripropone le tavole calde delle autostrade statunitensi con il tipico pavimento a scacchi, e il fast food che al bancone, ma anche al tavolo offre menù veloci a base di hamburger, hot dogs, eggs and bacon, ma anche insalate, dolci e patatine tutti tipicamente americani .

In giro per l’Italia sono già 37 i locali aperti dal 2008 a oggi con l’insegna America graffiti, ma altri 15, secondo quanto si legge sulla pagina web ufficiale del marchio, saranno aperti entro quest’anno in altrettante città italiane. Tra queste c’è proprio Pescara dove il marchio (che non si è ancora spinto più a sud delle Marche) dovrebbe sbarcare nel secondo semestre di quest’anno. Dopo giugno quindi.

In effetti, la trattativa con i quattro proprietari dei locali che hanno ospitato la gelateria Camplone sarebbe già in fase avanzata, sebbene nessuno voglia esporsi dopo l’ultima trattativa annunciata e data per chiusa dal locatario, lo scorso dicembre, e poi finita con un nulla di fatto.

Un po’ per scaramanzia, un po’ per esperienza, dunque, i quattro proprietari tacciono e aspettano, anche se i lavori, all’interno del locale che complessivamente copre una superficie di oltre 350 metri quadrati, sarebbero lì lì per iniziare. È questione di giorni e i due cartelli “Affittasi” che hanno campeggiato sulle storiche vetrine della gelateria-pasticceria dovrebbero sparire definitivamente.

Eppure, in questi sedici mesi di apparente silenzio, ci sono stati tanti tentativi e proposte di trasformare l’ex Camplone in qualcos’altro. Ai proprietari è arrivata perfino la proposta di un imprenditore arabo, ma anche di banche, negozi di abbigliamento, fast food e, naturalmente, di gelaterie. All’inizio, è storia di più di un anno fa, ci aveva provato anche il titolare di Berardo: con l’intenzione di espandersi dall’altro lato del marciapiede nel tentativo di continuare la tradizione di Camplone, Adamo Di Natale aveva tentato di prendere nel pacchetto anche parte dei 18 dipendenti rimasti a spasso, ma alla fine non se ne fece nulla. Sembrava che a qualcosa, almeno in parte, si fosse arrivati poco prima di Natale, quando si fece avanti, pubblicizzando la propria iniziativa, il mastro gelatiere di Caramanico Mauro Masciangelo pronto a trasferire il suo Dolc’è dal negozio di via Roma ai prestigiosi locali dell’ex Camplone. Ma dopo tre mesi, da dicembre a marzo, non è successo “economicamente” niente e al contratto che comunque non era stato registrato, non è seguita la consegna delle chiavi. Punto e a capo per i quattro titolari che ultimamente, tra le proposte, hanno ricevuto anche quella dei proprietari

della birreria del Corso. Anche loro pronti a rilanciare Camplone ripartendo dalla tradizione, dai gelati dunque, che avrebbero proposto in chiave biologica. Ma anche in questo caso la trattativa si è arenata.

Ce la faranno “gli americani” di Forlì?

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