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"Il mantello di Porpora"

Il romanzo storico sull’imperatore che voleva fermare il cristianesimo

Un romanzo che scava nella storia di un imperatore, Giuliano, che della Storia avrebbe potuto cambiare il corso se fosse riuscito nel suo intento: fermare il cristianesimo. "Il mantello di Porpora"...

Un romanzo che scava nella storia di un imperatore, Giuliano, che della Storia avrebbe potuto cambiare il corso se fosse riuscito nel suo intento: fermare il cristianesimo. "Il mantello di Porpora" (La lepre edizioni, 18€, pagine 472) di Luigi De Pascalis è imperniato su un imperatore che fu detto apostata, cioè rinnegato, perché ripudiò la religione di Cristo.

Un imperatore che cercò sì di superare e combattere la religione nata da Gesù, ma attraverso una delle soluzioni organizzative più vincenti che i primi cristiani adottarono: la ridistribuzione della ricchezza. Narratore è Evemero il libico, eunuco amico e segretario di Giuliano, attraverso cui De Pascalis racconta le vicende, con una focalizzazione che si mantiene costantemente interna. Ne viene fuori l'immagine di un imperatore che, nonostante la fama di rinnegato, si mostra saggio, cita i grandi, come Marco Aurelio o Seneca, e appare sempre più come un uomo dall'ampia visione, che forse aveva intuito la portata anche distruttrice delle nuove istituzioni nate dal cuore del cristianesimo. Un imperatore che mirava a difendere il paganesimo perché era convinto che fosse l'unica strada per una autentica civilizzazione. Poi ci sono le battaglie, perché come tutti gli imperatori Giuliano era il capo dell'esercito romano, impegnato nella eterna guerra contro i germani, i barbari. Un imperatore però giusto, che sapeva riconoscere il valore del nemico, come quando, dopo una vittoria sugli Alemanni, ordinò di seppellire i morti sia dei romani, sia dei barbari. In uno stile avvincente e palpitante, De Pascalis ha saputo entrare dentro la psicologia ricostruita di questo anomalo imperatore romano, mostrarne le ragioni, le idee, e lo ha fatto con un'arma forse più efficace dell'indagine storica, l'arma del romanzo l'unica capace di attualizzare le emozioni e le sensazioni, mostrarci la vita quotidiana, dunque quella vera, al di là degli eventi e dei personaggi eclatanti. Mostrarci i pensieri dell'imperatore, il suo passare dalla filosofia alla strategia militare, ma anche citare e menzionare luoghi della storia, popoli, personaggi e pratiche che i suoi soldati trovavano strane, come quella di accamparsi negli stessi luoghi dei barbari, per condividere le loro sensazioni e rischi, conoscendoli meglio per meglio combattere. Ed Evemero è il filtro

delle idee e delle emozioni di Giuliano, il grande occhio poggiato sulla sua vita, la via che apre il lettore ai segreti dell'opera. Opera storica e orale al contempo, un romanzo, ma anche un'idea, l'idea che il mondo può essere cambiato.

Marco Tabellione

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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