Calunniarono barista di Francavilla coniugi condannati

FRANCAVILLA. Condannati con rito abbreviato a quattro anni e due anni e otto mesi per calunnia: si tratta di Giustino Bruno, 39 anni di Pescara, e la moglie Stefania Pizzica, 35 anni, di Chieti, per...

    FRANCAVILLA. Condannati con rito abbreviato a quattro anni e due anni e otto mesi per calunnia: si tratta di Giustino Bruno, 39 anni di Pescara, e la moglie Stefania Pizzica, 35 anni, di Chieti, per aver ingiustamente accusato di estorsione Sergio Pignatiello, 29 anni, proprietario di bar. Incensurato, questi subì tre giorni di carcere e 27 giorni di arresti domiciliari da completo innocente. I due coniugi sono stati condannati anche per le false accuse verso due carabinieri: Bruno raccontò che uno lo aveva minacciato con la pistola e che l’altro, un maresciallo, lo aveva intimorito durante un interrogatorio.

    La storia inizia nel 2008, quando Pizzica, allora candidata alle elezioni amministrative di Francavilla, matura un debito di 200 euro al bar Kiwi che Pignatiello gestisce all’Asterope. Il giovane rinuncia a riscuotere il credito. Più di un anno dopo, a novembre 2009, la fidanzata e una socia decidono di aprire un altro locale a Francavilla, in zona Michetti. È proprio lì che Bruno cerca un lavoro per la moglie, parlando male di Pignatiello.

    Il proprietario del bar, allora, decide di affrontarlo per telefono: non ci sta ad essere diffamato da chi già gli deve dei soldi. A quel punto Giustino Bruno presenta ai carabinieri cinque querele nei confronti di Pignatiello, raccontando che questi lo avrebbe minacciato per avere da lui una somma di 200 euro al mese. La moglie e altri testimoni confermano la sua tesi, dando appuntamento al gestore del bar con i carabinieri al seguito: la consegna dei soldi sembra inequivocabile e per Pignatiello scatta l’arresto in flagrante. Da subito l’imprenditore, assistito dall’avvocato Goffredo Tatozzi, cerca di dimostrare che quei 200 euro sono il debito di Bruno, che peraltro lui non ha mai chiesto indietro. A febbraio 2010 Pignatiello torna libero e la sua innocenza viene chiarita grazie alle accurate indagini condotte dai carabinieri della polizia giudiziaria coordinati dal luogotenente Bruno D’Antonio, che hanno scandagliato ore di intercettazioni per accertare la verità. A Pignatiello, ai suoi familiari e ai due carabinieri, i coniugi Bruno dovranno pagare somme variabili per il risarcimento del danno.

    Francesca Rapposelli

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    13 luglio 2012

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