PESCARA. Si è aperto ieri a Chieti il processo alla cosiddetta banda dei kalashnikov che vede imputate a vario titolo 12 persone per l'assalto al portavalori dell'Ivri a Dragonara, il 3 febbraio 2006, e per altre rapine consumate tra il 2002 e il 2003 che uno degli imputati morto lo scorso luglio,
Nino Mancinelli, addossò alla banda. Il collegio giudicante presieduto da
Iachini per tutta la mattinata ha ascoltato 15 testi, rimandando al 30 marzo l'audizione degli altri sette. Tra i testimoni sono state ascoltate anche due delle tre guardie giurate che subirono l'assalto. Nell'aula del tribunale i due hanno rivissuto i momenti drammatici di quella mattina, riferendo di essere stati sorpassati, fermati con un lampeggiante e messi a terra da persone armate. Importante, ai fini del processo che molto si basa sulle rivelazioni, poi ritrattate, di Mancinelli, l'affermazione dell'autista del blindato. L'uomo ha riferito di aver riconosciuto Mancinelli alla guida dell'auto che con il lampeggiante sorpassò il furgone prima dell'assalto. Un riconoscimento, a detta del testimone, avvenuto da una foto sul giornale 7 mesi dopo quando, a settembre 2006 Mancinelli fu arrestato con gli altri. In aula c'erano, tra gli altri, il difensore di
Massimo Ballone e
Paolo De Luca, l'avvocato
Carlo Di Mascio e il legale
Giancarlo De Marco con gli assistiti
Cosimo Nobile e
Maurizio Longo. (s.d.l.)
18 febbraio 2012
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