di Paola Aurisicchio
PESCARA. «Nell'istanza presentata dall'avvocato di
Ottaviano Del Turco si chiede la trascrizione di un'intercettazione. Noi partiamo dalla buona fede ma, forse, quell'atto doveva essere allegato a un altro processo: quello di beatificazione dell'imputato da cui noi non ci facciamo intimidire». Inizia con le scintille l'udienza del processo Sanità e con le parole del procuratore capo
Nicola Trifuoggi - voce del pool composto dai pm
Giampiero Di Florio e
Giuseppe Bellelli - che si alza in piedi per opporsi alla trascrizione di un un'intercettazione chiesta dal legale di Del Turco e appartenente a un procedimento di Vasto: una replica che si trasforma in un volano per la procura per rispondere ai recenti articoli dell'Unità - tra cui anche un'intervista all'ex presidente della Camera
Luciano Violante - e dai titoli «Crollano le accuse». «Non ci facciamo intimidire dai processi mediatici, noi andiamo avanti», dice Trifuoggi all'inizio dell'udienza in cui ha deposto l'imprenditore
Vincenzo Maria Angelini. E Del Turco si alza: l'ex presidente della Regione abituato a tacere durante le udienze, ad ascoltare senza mai intervenire, chiede la parola in una rara dichiarazione spontanea. «Da quattro anni sono oggetto di una campagna stampa che tende ad accertare la mia presunta colpevolezza alimentata anche da documenti che arrivano ai giornali e che la mia difesa nemmeno conosce. Poi, dopo quattro anni, accade di essere citato dall'Unità e tutti conoscono le mie vicende
con Violante. Ma quale beatificazione? Ben altri processi di
beatificazione ci sono stati di questo processo». Torna al suo
posto, poi, Del Turco, nell'udienza in cui l'imprenditore della
sanità Angelini ha snocciolato per tre ore le sue accuse colpendo
l'ex presidente della Regione, il deputato del Pdl
Sabatino
Aracu, l'ex manager della Asl di Chieti
Luigi Conga:
alcuni degli imputati maggiori del processo. Ad ascoltare, anche
l'imputato
Lamberto Quarta, finito nell'inchiesta Ecosfera e
agli arresti domiciliari. E' stato il botta e risposta tra il
procuratore e Del Turco ad aprire l'udienza nell'aula retta dal
presidente del collegio giudicante
Carmelo De Santis a cui
l'avvocato
Gian Domenico Caiazza aveva depositato due
istanze: una per chiedere l'inserimento nel processo di
un'intercettazione di un procedimento di Vasto e che chiama in
causa l'ex direttore della Asl
Armando Jenca e l'altra per
chiedere la distruzione delle telefonate intime dell'ex presidente
della Regione, quelle in cui si accennò durante un'udienza
preliminare da cui Del Turco uscì infuriato. A metà mattinata, il
presidente del collegio De Santis ha deciso di rigettare l'istanza
presentata da Caiazza per l'intercettazione dell'inchiesta di Vasto
e di non far entrare le conversazioni intime di Del Turco nel
dibattimento e di eliminarle dal cd ma senza autorizzarne la
distruzione. E' stato questo il preambolo a un'udienza in cui il
protagonista è stato Angelini, l'imprenditore che ha da poco
cambiato avvocati sostituendo lo storico
Sabatino Ciprietti
con
Iole Di Bonifacio e
Sergio Menna. Angelini, nella
sua deposizione fiume, non ha risparmiato nessuno, neanche il suo
ex legale: «Ciprietti ha omesso di difendermi ed è anche grazie a
lui se mi ritrovo in questa fossa di leoni». La testimonianza di
Angelini ha affrontato le tangenti che avrebbe pagato ad Aracu, il
funzionamento delle commissioni ispettive e il meccanismo dello
spoil system. «Nella Regione», ha detto, «c'è stato uno spoil
system a due velocità: prima Del Turco voleva far dimettere
Giancarlo Masciarelli e poi si è tenuto caro l'ex presidente
della Fira, il conte di Cavour, il cardinale Richelieu, come lo
chiamano».
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16 febbraio 2012
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