di Paola Aurisicchio
PESCARA. Ha il passo lento, Angelini, quando percorre i pochi metri per raggiungere il banco dei testimoni. Si siede, non si toglie la sciarpa che gli avvolge il collo mentre il presidente del collegio giudicante
Carmelo De Santis chiarisce perché
Vincenzo Maria Angelini è testimone al processo Sanità: «Angelini è al banco come parte offesa in riferimento alla posizione del deputato
Sabatino Aracu». «Può ricordare le dazioni?» domanda il pm
Giampiero Di Florio all'imprenditore corruttore e concusso nel processo che ha spaccato l'Abruzzo. Si avvicina al microfono, decide a sorpresa di non farsi riprendere dalle telecamere, giura e dopo un po' è il putiferio: «Del Turco, lei mi ha gettato nella fossa delle Marianne. Adesso se lo scorda che parlo solo dei primi cinque metri d'acqua».
ANGELINI SHOW. Bordate contro il deputato Pdl Aracu che sta ad ascoltare seduto tra una selva di avvocati e contro l'ex presidente della Regione che, alla fine, sbotta e si alza in piedi per difendersi. Una furia di parole, di ricordi di tangenti, di ricorsi alla metafore come quella dei pomodori buoni al posto di quelli cattivi, la clinica Villa Pini penalizzata. Non si ferma, Angelini: «Ecco il club di Del Turco», ghigna, «formato da persone della sua stessa carne, da
Camillo Cesarone, da
Lamberto Quarta, personaggi che hanno un atteggiamento truffaldino. La Regione?», prosegue, «la Regione non è abituata a fare contr
atti che non implicano ricatti» fino alle stoccate all'imprenditore
Luigi Pierangeli (non indagato, ndr): «Mi vuole uccidere da
sempre, non fisicamente, ma con azioni mirate». «Si calmi», fa il
presidente del collegio De Santis. «No, non mi calmo affatto»,
risponde nella maxi aula con posti esauriti e dove la moglie di
Angelini è rimasta in piedi. «Non si sente la mia voce? Adesso, il
microfono me lo mangio».
«SIAMO POTENTI, PAGA.» Sono le
10.30 quando Angelini inizia a rispondere alle domande del pm Di
Florio, titolare dell'inchiesta con il procuratore capo
Nicola
Trifuoggi e l'altro pm
Giuseppe Bellelli. La sua
deposizione parte dalle tangenti che avrebbe consegnato ad Aracu e
che tirano in ballo anche l'ex manager della Asl di Chieti
Luigi
Conga, anche lui imputato nel processo come l'onorevole Pdl.
«Tra il 2003 e il 2004, Conga mi disse che dovevo parlare con
Aracu, che lui era il capo di Forza Italia e che tutti dipendevano
da lui. Ad Aracu feci presente che già pagavo Conga ma lui mi
rispose: "Una cosa sono io e un'altra è Conga". Iniziai a pagare
Aracu a cui ho consegnato un milione scarso in più tranche. Era
Conga che mi chiamava e mi diceva quando andare da Aracu e quanto
portargli. E' capitato che andassi a consegnargli i soldi nella sua
casa in via Sulmona. Dovevo pagare perché io facevo l'appaltatore,
l'imprenditore, e Aracu mi diceva che il mio destino era nelle sue
mani. Comandiamo noi, mi diceva Aracu, e tu oggi ci puoi stare e
oggi no». Il pm domanda la cifra che sarebbe stata pagata e la
giustificazione ai continui prelievi e Angelini risponde: «Scarso
un milione, credo 980 mila euro, e la giustificazione dei prelievi
era sotto la voce "prelievi soci"». Angelini ha raccontato anche di
un incontro con l'onorevole a Porto Cervo: «Il succo era sempre lo
stesso, loro mi dicevano: "Noi siamo potenti e tu devi pagare"».
«L'ANDAZZO DENTRO FI». Nel processo Sanità sono
imputate 27 persone accusate, a vario titolo, di associazione per
delinquere, concussione, corruzione, falso, truffa e abuso, e
l'inchiesta ruota attorno a un giro di presunte tangenti fino a 15
milioni che Angelini avrebbe pagato a politici di ambedue gli
schieramenti ricevendo in cambio benefici per le sue strutture
private. Di questa fetta, 9 tangenti sarebbero quelle ricevute da
Aracu per un cifra di 980 mila euro. «A un certo momento mi ero
stancato di pagare Aracu», riprende Angelini, «e su suggerimento di
Gianluca Zelli decisi di chiamare
Fabrizio Cicchitto
(non indagato, ndr) ma non riuscii a contattarlo. Allora, mi
rivolsi a
Sandro Bondi (non indagato, ndr) a cui spiegai con
dovizia di particolari l'andazzo dentro Forza Italia e che avrebbe
portato alla catastrofe. Bondi non entrò nella questione di Aracu
ma mi disse che sapeva che il partito andava male in Abruzzo.
Ricordo anche che una volta Aracu, tramite Masciarelli, arrivò a
chiedermi 2 milioni. Pensai: "Ma va a quel paese"».
«BUGIARDO
PATOLOGICO». Angelini parla per tre ore: calmo quando si tratta
di riannodare i fili delle tangenti e furioso quando incrocia la
via di Del Turco e la sua storia di imprenditore «fallito». «Io
pagavo, pagavo, ma per evitare di essere accoppato di più».
Gian
Domenico Caiazza è l'avvocato di Del Turco che, dopo i pm, ha
interrogato un Angelini diventato ancora furibondo, battutista
sarcastico nell'aula sgomenta: «Non capisco, cosa volete sapere? Se
dal 2005 ho avuto procedimenti? Certo, sono un esperto di macchine
in divieto di sosta. Del Turco mi diceva di essere tutt'uno con la
Guardia di finanza. La mia bancarotta nasce da Del Turco». E
Caiazza: «Non faccia sceneggiate, ci sono autorità che hanno fatto
altro». Per riprendere, Angelini, come un fiume: «La prima cosa che
ha fatto Del Turco è stata quella di mettere nelle commissioni
ispettive soggetti per strangolarmi: Villa Pini è stata l'unico
caso a cui alle Asl è stato detto di non pagare. La seconda cosa
che ha fatto Del Turco è stata quella di cercare di farmi comprare
da
Carlo De Benedetti (non indagato, ndr). E' andato da De
Benedetti per dirgli che bisognava vendere Villa Pini». «Tu eri già
fuori», urla Del Turco. «Dici solo stupidaggini», si sgola
l'imprenditore: «Del Turco, sei un bugiardo patologico».
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16 febbraio 2012
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