di Alessio Romano *
Se abiti a Montesilvano basta una nevicata abbondante per farti sentire tagliato fuori dal resto del mondo. Il nome può trarti in inganno, ma vivi in una città di mare, riviera adriatica, attaccata a Pescara. E tu non ci sei abituato: non hai gomme termiche né catene e guardi rassegnato la neve che si accumula sopra la tua macchina parcheggiata. Solo così ti accorgi che dovresti lavarla. Perché sai che è bianca, è scritto sul libretto di circolazione.
L'hai comprata di quel colore perché costava meno e ora va tanto di moda, spendere di meno, ma nel confronto con il più immacolato dei bianchi che esiste in natura, ti senti perdente. E sudicio. E invidi i vicini che hanno macchine colorate. La lascerai lì per tutti e sette i giorni di neve. Tanti saranno secondo un tuo amico con l'hobby della meteorologia e il gusto per l'allarmismo. Potresti uscire e andare a piedi.
Se sei fortunato, se magari sai sciare, da qualche parte nel tuo armadio c'è una giacca, dei moon boot, una tuta pesante. Ma tu non sai sciare e da anni, ormai, nel tuo guardaroba c'è poca differenza tra abiti invernali e primaverili. Tutti gli impegni che avevi sono saltati. Tutti gli appuntamenti rinviati: gli uffici sono chiusi. Non hai più dove andare. Ti affacci alla finestra ed è tutto bianco e silenzioso.
Per fortuna sei stato previdente, dopo che quel tuo amico te l'ha detto: "Sette giorni di neve! I più freddi da vent'anni a questa parte!", che davvero viene da chiederti: ma come, lo sapeva lui e non Alemanno? Siccome fumi, sei un tabbagista senza speranza, hai comprato una stecca
di sigarette. Ti sei fiondato al supermercato e il tuo frigo è
pieno, così come il mappamondo degli alcolici in sala. Le lattine
di birra si accumulano sul pavimento, mentre il livello del
posacenere continua a salire, cicca dopo cicca. Fuori solo bianco.
Un'altra birra. E silenzio. Un'altra sigaretta. Una volta, quando
eri bambino, sarebbe stata una festa. Ti saresti precipitato in
strada, insieme a tutti gli altri a cercare salite e discese con
una busta della spesa sotto il sedere, ti saresti messo a lanciare
palle di neve, e saresti andato con i ragazzini della tua strada a
sfidare quelli che abitano nella via parallela. Avresti organizzato
e vinto una guerra. E saresti tornato a casa, sudato e felice. Come
tutti i tuoi amici.
Perché a quell'età basta solo che la scuola sia chiusa. Il bianco,
il silenzio, non mettevano paura. Erano lì in attesa di essere
riempiti di urla e confusione. Ora i tuoi amici sono andati tutti
via. I più svegli hanno fatto un corso di specializzazione, un
Master, e ora vivono all'estero, la maggior parte di loro molto più
a nord di dove ti trovi tu adesso, loro sì, che saranno attrezzati
alla neve. Altri semplicemente sono spariti, non sai che fine hanno
fatto. Qualcuno sarà pure rimasto a vivere qui, ma semplicemente
non l'hai più visto perché ha smesso, come te, di scendere in
strada, vive dentro casa ed esce senza farsi vedere. Per la prima
volta da quando sette mesi fa la tua televisione si è rotta, ne
senti la mancanza. Hai il computer, certo, ma proprio la prima
mattina che ti sei svegliato sotto il manto di neve, hai scoperto
che l'audio non funziona, con o senza le casse inserite non fa
differenza, è diventato muto pure lui. E girando da un sito
all'altro, su tutti i social network e le prime pagine on line,
trovi anche lì solo foto di neve e silenzio.
Dopo il primo giorno, in cui non hai davvero fatto niente oltre a
bere e fumare, decidi che è tempo di darsi da fare. Cerchi una pala
in giardino e non la trovi. C'è un vecchio rastrello e ti dici che,
in mancanza di meglio, andrà benissimo quello. Esci fuori e fai il
tuo dovere, in ritardo, perché tutti i tuoi vicini hanno già
spazzato il pezzo di strada davanti casa, tanto che ora sembra che
sia venuto a nevicare solo sulla tua. Ci dai dentro e in capo a un
paio di ore hai fatto il tuo dovere. E proprio in quel momento
riprende a nevicare. Appoggi il rastrello al muro. Rientri dentro
casa e ricominci a darci dentro con birra e sigarette. Potresti
sfruttare il tempo perso per dei lavori in sospeso, se non fosse
che tu, una volta tanto, non sei indietro con gli impegni. Anzi ti
sei portato avanti e davvero, se non puoi raggiungere clienti e
uffici, non hai nulla di utile da fare. Sei stato dal
commercialista la settimana scorsa: nessun adempimento o scadenza
in vista. Ti viene da sorridere: "Ecco il perché" ti dici "di tanta
neve!". Ma il sorriso ti passa subito, perché ti viene in mente il
tuo film preferito, lo rivedresti pure, avessi una TV o l'audio al
computer, Shining di Kubrick, e inizi a temere per la tua salute
mentale.
Prendi a scorrere, senza troppa speranza, la lista delle tue ex
sul cellulare. Di qualcuna hai saputo che si è sposata, di altre il
finale della vostra storia non consente una chiamata improvvisa. Di
un paio ti chiedi come diavolo hai fatto. E poi trovi quella
giusta. Una storia nata senza pretese e senza pretese finita. Ma
soprattutto l'unica che abita non troppo lontano, l'unica che
potresti o potrebbe raggiungerti a piedi. Del tuo stesso quartiere
da una vita, continuavi a incontrarla dall'edicolante, in fila alle
poste, al supermercato, fino a quando, dopo anni, non vi hanno
finalmente presentati. La chiami. Scopri che è bello che anche se
sono passati mesi dall'ultima volta, lei ti risponde allegra, come
vi foste sentiti solo poche ore prima.
"Hai visto quanta neve?" dice lei. "Sì, certo. Tu che fai stasera?"
provi a buttarla tu. "Nulla. Vogliamo vederci un film insieme a
casa tua?". "La mia televisione è rotta e non mi funziona l'audio
al computer". "Non fa niente" ti sussurra lei. "A che ora passi?".
Chiudi il telefono e corri a cambiare le lenzuola del letto. Svuoti
i posacenere, metti via le bottiglie di birra e ringrazi il cielo
ne siano rimaste ancora un paio. Ti affacci al balcone. E scopri,
all'improvviso, che la neve, tutto sommato, ti piace ancora.
12 febbraio 2012