di Pietro Lambertini
PESCARA. Sarebbe compreso tra i 3 e i 4,5 milioni di euro l'«ingiusto profitto» che la Deco spa di Spoltore avrebbe ottenuto smaltendo «abusivamente» più di 90 tonnellate di rifiuti in quattro discariche, tre in Abruzzo e una in Molise. È questo il grande numero che emergerebbe dai primi atti dell'inchiesta che i carabinieri del Noe di Pescara e la procura Antimafia dell'Aquila stanno conducendo su un presunto traffico illecito di rifiuti che vede al centro il colosso fondato dai fratelli
Rodolfo ed
Ettore Ferdinando Di Zio, oggi rappresentato da
Paolo Tracanna.
SOLDI. Secondo l'inchiesta, coordinata dal pm dell'Aquila
Fabio Picuti, lo smaltimento di «ingenti quantitativi di rifiuti» e il profitto gonfiato sono collegati da un filo spesso: «Saltando la filiera del recupero e trattamento» dell'immondizia, sostengono gli inquirenti, l'impresa dei Di Zio avrebbe risparmiato sui costi di gestione e così guadagnato di più. Un'accusa che la Deco respinge: «Non si nasconde», è la presa di posizione dell'impresa, «lo stupore nell'apprendere le ipotesi di reato sulle quali gli inquirenti stanno indagando e, al tempo stesso, si comprende lo stupore degli altri soggetti privati e istituzionali coinvolti. I controlli ai quali siamo sottoposti escludono ogni irregolarità».
SOTTO ACCUSA. Con i vertici Deco - il rappresentante legale Tracanna e il direttore generale
Roberto Pasqualini - sono indagati altri 14 tra
esponenti delle società dei rifiuti pubbliche, miste e private di
Pescara, Spoltore, Montesilvano, Chieti, Avezzano e Isernia, il
presidente Pdl della Provincia di Teramo e sindaco di Notaresco
Valter Catarra, i sindaci di Giulianova
Francesco
Mastromauro (Pd), di Morro D'Oro
Mario De Sanctis (lista
civica centrodestra), di Mosciano Sant'Angelo
Orazio Di
Marcello (Pd), gli ex sindaci di Roseto
Franco Di
Bonaventura (Pd) e di Bellante
Domenico Renzo Di
Sabatino (Pd).
AUTORIZZAZIONE. Per i carabinieri del
Noe, guidati dal comandante
Fiorindo Basilico, e per la
procura, la gestione «abusiva» dell'immondizia contestata alla Deco
e agli altri indagati è legata al mancato rispetto di
un'autorizzazione rilasciata dalla Regione Abruzzo all'azienda fin
dal 22 ottobre 2009: secondo il capo d'imputazione, i sedici
indagati sono accusati di aver «ceduto rifiuti alla Deco, in
località Casoni a Chieti, la quale a sua volta li trasportava e
smaltiva in discarica tal quali saltando la filiera del recupero e
trattamento».
DISCARICHE. I rifiuti, dice l'accusa, sono
stati scaricati in quattro discariche: la discarica di Casoni e di
Colle Cese, entrambe gestite dalla Deco, un'altra a Magliano dei
Marsi gestita dalla società Tecnologia e ambiente srl e l'ultima a
Isernia della Smaltimenti sud srl. Ma proprio Colle Cese è
sull'orlo dell'esaurimento: la discarica ha soltanto un altro mese
di autonomia e si comincia a parlare di emergenza. Domani, nella
sede del settore Ambiente della Regione Abruzzo in via Passo
Lanciano, è fissata una riunione per cercare un'alternativa alla
discarica satura. Per la Deco, è proprio l'emergenza Colle Cese a
dimostrare l'inesistenza delle accuse: «Lo smaltimento irregolare»,
dice l'azienda, «sarebbe facilmente rintracciabile ed evidenziato
dal rapido e ampiamente anticipato esaurimento delle discariche».
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12 febbraio 2012
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