Ateneo, il Tar dice no a Napoleone

Il manager non aveva diritto al rinnovo automatico del contratto

    di Melissa Di Sano  PESCARA. Respinto l'ennesimo ricorso al Tar di Marco Napoleone contro l'università D'Annunzio. Il tribunale amministrativo di Pescara condanna il manager al pagamento delle spese di giudizio.  Il ricorso dei legali di Marco Napoleone, ex direttore generale dell'ateneo di Chieti-Pescara guidato da Franco Cuccurullo, «presenta aspetti di inammissibilità e improcedibilità e va respinto essendo comunque infondato», si legge nella sentenza dei giudici del Tar Umberto Zuballi, Michele Eliantonio e Dino Nazzaro.  La questione risale a qualche mese fa, quando, dopo il parere dell'amministrativista Gioia Vaccari sulla nullità del contratto che legava Napoleone alla D'Annunzio per un vizio di approvazione da parte del cda, veniva interrotto il rapporto con il manager. Il ricorso di Napoleone era volto alla nomina di un commissario ad acta o piuttosto ad un ordine diretto al cda di approvare il contratto, in quanto, secondo la prospettiva sua e dei suoi legali, ci sarebbe stato un «silenzio-inadempimento». Il cda insomma, avrebbe dovuto approvare automaticamente il contratto. Per i giudici del Tar le cose non stanno così: anche senza il provvedimento espresso, l'amministrazione ha la piena disponibilità di approvare o meno il contratto in questione. «Sul piano della legittimità», si legge ancora nella sentenza, «il procedimento di cui il ricorrente chiede la conclusione, si è chiaramente esaurito non potendosi pretendere, com
    e sembra ipotizzare l'interessato, l'approvazione automatica e vincolante dei due contratti, essendo nella valutazione del cda anche la possibilità della non approvazione».  È la terza sconfitta in tribunale per Napoleone, che questa volta è stato condannato anche al pagamento delle spese legali sostenute dall'università, circa 3mila euro.  «Si tratta di una decisione attesa che chiarisce definitivamente come la condotta posta in essere dall'ateneo sia stata pienamente legittima e rispondente all'interesse generale», hanno commentato gli avvocati Pierluigi Tenaglia e Valerio Speziale che, insieme a Gioia Vaccari, difendono la D'Annunzio.

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    12 febbraio 2012
     

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