PESCARA. Cesarone: «Ho fatto quella verifica... sì». Quarta: «Uhm... sì?». Cesarone: «Sì, sì». Quarta: «Uhm». Cesarone: «Tutto qua». È con questa telefonata di quasi monosillabi, il 30 marzo dell'anno scorso, che Lamberto Quarta scopre di essere sotto inchiesta: «Niente, solo questo sa», gli confessa dall'altro capo del telefono Camillo Cesarone, ex capogruppo Pd in Regione. «Se sono intercettato, le cose le sanno», sbuffa Quarta. Quarta e Cesarone, entrambi imputati nel processo sulla sanità abruzzese, sono indagati anche nell'inchiesta Caligola su un giro di appalti europei e tangenti che vede al centro l'Ecosfera di Roma: Quarta, con altri nove tra politici, funzionari e imprenditori è accusato di corruzione mentre a Cesarone è contestato il reato di aver rivelato a Quarta l'esistenza dell'indagine. Ma come ha fatto Cesarone, quasi dieci mesi prima degli arresti, a sapere di un'indagine coperta da segreto? «Questo, eh, gli ho fatto fare questa verifica... se era positivo o negativo, invece, è positivo», così Cesarone avvisa Quarta, ancora ai domiciliari. Secondo un rapporto della squadra mobile alla procura dell'Aquila, Cesarone l'ha saputo da «uno o più pubblici ufficiali al momento ignoti». Il giorno dopo la telefonata tra Quarta e Cesarone, la Mobile guidata da
Pierfrancesco Muriana documenta un incontro al casello dell'A14 di Dragonara-Pescara ovest.
Sono quasi le 19,30: «Grazie all'ambientale sull'auto di Quarta»,
dice l'informativa della polizia, «si riusciva ad avere conferma
della fuga di notizie. Purtroppo, l'intero dialogo non veniva
captato perché Quarta e Cesarone usavano l'accortezza di parlare
fuori dalla macchina. Tuttavia, si rivelava sufficiente l'ultimo
spezzone del discorso registrato quando i due compari tornavano
vicino all'auto per accomiatarsi. Da sottolineare che Quarta si
vedeva con Cesarone», dice la Mobile, «dopo aver incontrato
Vanna Andreola (dirigente regionale ai domiciliari, ndr)».
Ecco il dialogo.
Cesarone: «Nel senso ci diciamo...».
Quarta: «No va bene tanto... sì ci vediamo».
Cesarone: «Però, non facciamo finta che mo' ci
interrompiamo... eh?».
Quarta: «No... no».
Cesarone:
«Tanto tra me e te... dobbiamo».
Quarta: «Cazzo, tanto se
parliamo, parliamo delle cose che abbiamo parlato ormai... se sono
intercettato, le cose le sanno, quindi... poi che ne so, mo' se lui
riesce ad avere qualche informazione di più».
Cesarone:
«Certo glielo chiedo, certo. Ciao». «Quarta, preoccupato per
quello che stava accadendo», fa notare il rapporto della Mobile,
«poco dopo aver lasciato Cesarone, sempre all'interno della sua
auto e in compagnia di un'amica, si faceva prestare il cellulare:
con questo apparecchio chiamava il suo avvocato
Giandomenico
Caiazza. Quarta esordiva affermando che quell'utenza era "più
tranquilla". Dopo il colloquio col suo difensore, essenzialmente
incentrato sulla sua situazione giudiziaria pendente, Quarta si
sfogava con l'amica dicendole che il suo telefono "sicuro è sotto
controllo". La donna, poi, si offriva di dargli in uso una sua
scheda telefonica. Appresa la notizia di essere sottoposto a
indagini, Quarta chiedeva un incontro al suo amico imprenditore
A.C. "per un'informazione tecnica" specificando, però, che prima
sarebbe passato da Giuliano (l'avvocato
Giuliano Milia, un
altro suo legale). Anche il 6 aprile», dice la polizia, «Quarta si
rivolgeva a Cesarone, al fine di comprendere se si sapesse qualcosa
su quello che gli era stato "detto ieri sulla gabbionatura"».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
10 febbraio 2012
Altri contenuti
- Sulle persone citate
-
- Sugli stessi luoghi
-