di Andrea Mori
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PESCARA. Come chiedere aiuto al governo per l'emergenza e i danni del maltempo senza correre il rischio di sentirsi rispondere «aiuti sì, ma aumentate le tasse»: è con questo interrogativo che il presidente della Regione Gianni Chiodi si presenta oggi dal presidente del Consiglio
Mario Monti per portare il caso Abruzzo sul tavolo nazionale. Lo fa, Chiodi, insieme ai governatori delle altre regioni colpite dal maltempo. E dopo una Conferenza dei servizi convocata in via straordinaria per approntare proprio una linea comune da presentare sul sostegno finanziario. Chiodi confida molto sulla riuscita dell'azione unitaria, anche perché la gravità della situazione emerge giorno dopo giorno.
Lo stato di allerta è massimo, il rischio valanghe è alto e domani dovrebbe arrivare la nuova ondata di freddo polare. II milione di euro stanziato stanziato dopo la dichiarazione dello stato di emergenza - avvenuta tre giorni dopo di disagi - è largamente superato dalle stime di spesa degli enti locali. La Provincia di Teramo, ad esempio, calcola di aver già impiegato 540mila euro. La giunta dell'Aquila chiede lo stato di emergenza così come il presidente della Provincia di Chieti vuole il riconoscimento dello stato di calamità a fronte di una previsione complessiva di 1 milione 800mila euro. E ciascun sindaco dei comuni montani sommersi dalla neve e attanagliati ora dal ghiaccio avrebbe già affrontato una spesa media di circa 100mila euro. Emergenza nell'emergenza.
LA PROPOSTA DEL PD. «Si presenta di fronte a noi un pri
mo tema di lavoro per fare lobby per l'Abruzzo», propone il
capogruppo del Pd in consiglio regionale
Camillo
D'Alessandro, «va chiesto al governo Monti di riconoscere
ciò che lo Stato non ci ha mai riconosciuto, cioè la situazione di
eccezionalità dell'Abruzzo. È questo il primo tema di lavoro che
deve vederci uniti nel Patto: una vera e propria lobby tra
parlamentari e Regione affinché il governo riconosca all'Abruzzo
una deroga sulla norma per lo stato d'emergenza, perché la Regione
non è nelle condizioni economiche e sociali di chiedere agli
abruzzesi neanche un euro in più di tasse. Nel caso dell'alluvione
di Teramo», ricorda il capogruppo del Pd, «i danni erano limitati e
i Cmuni sono andati in straordinaria difficoltà. Ma con i milioni
di danni che si conteranno per il maltempo rischiano di subire un
altro terremoto economico».
LA LEGGE DA RIVEDERE. Quello dell'aspetto legislativo
sullo stato di emergenza è un aspetto che dev'essere definito
urgentemente dal senatore del Pd,
Giovanni
Legnini, riferendosi alla norma con la quale l'ex ministro
Tremonti impose un innalzamento delle addizionali e delle accise
per le Regioni che avessero chiesto la dichiarazione di calamità,
la cosiddetta "tassa delle disgrazie": «Le Regioni più colpite, tra
cui l'Abruzzo, non chiedono lo stato d'emergenza per evitare di far
pagare più tasse ai propri cittadini. Questa è una situazione che
va risolta al più presto affinché lo Stato e le amministrazioni
locali possano mettere in campo ogni risorsa per far fronte
all'emergenza. Ma perché ciò accada», sottolinea il senatore pd,
«serve chiarezza, rapidità e determinazione».
L'ALLERTA. Nel frattempo la Protezione civile regionale
si sta preparando all'ondata di maltempo, attesa nella serata di
domani. Per oggi è stata convocata una riunione all'Aquila,
preoccupa il pericolo valanghe il cui livello di allarme può salire
da 4 a 5 (livello massimo). «Abbiamo difficoltà nel reperire
forniture di sale», spiega l'assessore alla protezione civile
Gianfranco Giuliante, «quello che era
disponibile è stato distribuito, e forse qualche Comune ha pure
esagerato nella richiesta per farsi delle scorte».
La Protezione civile provvederà a fare una sorta di scaletta dei
Comuni a seconda delle esigenze reali correlate alle previsioni
meteo.
Per le altre operazioni di soccorso funziona il principio della
sussidiarità: i primi a intervenire sono i sindaci, quindi le
Province e le prefetture. Se non basta, il problema viene girato al
Centro funzionale dell'Aquila che deve quindi autorizzare la spesa
per interventi di "somma emergenza". «Adesso dobbiamo affrontare i
problemi caso per caso», ripete Giuliante.
I VOLONTARI. Da giorni, e con turni massacranti i
volontari della offrono aiuto alle famiglie e ai Comuni in
difficoltà attraverso il trasporto e la consegna di generi di prima
necessità e medicinali, il trasporto malati, medici e infermieri da
e per vari ospedali e il sostegno per liberare le strade secondarie
e i cassonetti dei rifiuti dalla neve. Sono 68 le associazioni
operative (25 in provincia dell'Aquila, 20 nel Chietino, 12 nel
Pescarese, 11 nel Teramano), oltre 300 gli uomini impiegati.
I TRASPORTI. Ieri è stata insediata l'Unita di crisi per
i trasporti. Al vertice con gli operatori del settore - presieduto
da Chiodi, dall'assessore
Giandomenico Morra e dal
direttore
Carla Mannetti - erano presenti fra gli
altri il direttore generale Anas
Lucio Russo e i
direttori di "Strada dei parchi", la società concessionaria di A24
e A25.
Dopo quanto avvenuto tra venerdì e domenica - quando l'autostrada
è stata chiusa a causa del pericolo slavine e la superstrada del
Liri è rimasta bloccata - è stato deciso che l'Unità di crisi si
interfaccerà con il Coa e la concessionaria di A24 e A25, e sarà
operativa 24 ore su 24, con l'obiettivo di gestire le operazioni di
coordinamento del traffico.
L'Arpa ha chiesto un trasporto a convogli, con i pullman preceduti
da mezzi spazzaneve e spargisale.
9 febbraio 2012