Dalla D'Annunzio la carriera sprint di Fornero junior

La figlia del ministro contestata sul Web finisce poi nell'ateneo di famiglia a Torino

    di Melissa Di Sano  PESCARA. Una carriera brillante nell'università dove lavorano i genitori e una serie di doppi incarichi. La carriera professionale della figlia del neo ministro Elsa Fornero, bersagliata dalle proteste dei giovani sui social network, passa anche attraverso l'ateneo D'Annunzio.  Ha iniziato il viceministro al Welfare Michel Martone, che ha giudicato «sfigati» coloro che si laureano dopo i 28 anni. Poi è stata la volta di Mario Monti intervenuto sul posto fisso, definito «monotono». Infine è arrivato il turno del ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri che ha duramente attaccato i giovani italiani definendoli «fermi, come struttura mentale, al posto fisso nella stessa città e magari accanto a mamma e papà». La risposta della Rete non si è fatta attendere. L'ironia rimbalza e prende di mira i cosiddetti «figli di papà».  Tra i bersagli delle proteste c'è anche Silvia Deaglio, figlia del ministro al Welfare Elsa Fornero e di Mario Deaglio, economista e giornalista. Secondo il Web, la Deaglio di posti fissi ne avrebbe due, a soli 37 anni. Uno da professore associato di Genetica medica alla facoltà di Medicina dell'università di Torino (dove insegnano sia la mamma che il papà) l'altro da responsabile della ricerca alla Hugef, una fondazione che si occupa di genetica.  Una carriera brillante e veloce, che passa anche dall'Abruzzo. A soli 24 anni si laurea in Medicina, per poi speci
    alizzarsi in Oncologia nel 2002, con il dottorato in genetica umana conseguito nel 2006. Appena conseguito il master, e mentre ancora svolge un dottorato in Italia, ottiene un incarico nel prestigioso Beth Israel Deaconess Medical Center di Harvard. E poi, in anticipo di sei anni rispetto alla media di ingresso dei professori di prima fascia, diventa professore associato. Il concorso lo vince in Abruzzo, nella facoltà di Psicologia di Chieti, nel settembre del 2010. Ma alla D'Annunzio non insegna neppure un giorno.  «Io non l'ho mai vista», dice il rettore Franco Cuccurullo, «sarà venuta a fare il concorso per poi andare altrove». Ed è proprio così.  Il concorso sostenuto prevedeva infatti due idoneità. La Deaglio è stata una delle due ritenute idonee dalla commissione, formata da un docente dell'ateneo che ha bandito il concorso, e da membri esterni provenienti da diverse università: Como e Varese, Roma, Bologna e Torino. È qui che un anno dopo viene chiamata. Così, nell'ottobre del 2011, va ad insegnare nell'università dove lavora il resto della sua famiglia.  Per il posto di professore associato alla D'Annunzio viene scelta l'altra idonea, una ricercatrice che lavorava già nell'ateneo. La graduatoria di idoneità rimane valida per tre anni, ed è in questo arco di tempo che si coltiva la speranza di essere chiamati da un ateneo. Speranza che non ha tradito la Deaglio, che ha visto realizzarsi il sogno contestato ai giovani italiani: un posto fisso, anzi due, proprio accanto a mamma e papà.

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    8 febbraio 2012
     

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