«Anche i parlamentari nel Patto»

Le piccole imprese si schierano ma Chiodi sta con D'Alessandro: restino fuori

    di Antonio De Frenza  PESCARA. In nome del «regionalismo» e contro il «parlamentarismo», il 13, quando si riunirà il tavolo del Patto per lo sviluppo, si manifesterà una convergenza non usuale tra il governatore Gianni Chiodi e il capogruppo del Pd in Consiglio Camillo D'Alessandro. L'obiettivo comune è di ostacolare la proposta del senatore dei democratici Giovanni Legnini sull'ingresso dei parlamentari nel Patto, così come richiesto da Confindustria e da altre associazioni datoriali. Una posizione condivisa anche dal senatore Filippo Piccone, coordinatore regionale del Pdl. Nell'annunciare la sua disponibilità, Legnini ha anche aggiunto che in caso di rifiuto, nel caso cioè che «la Regione continui a respingere il nostro sostegno», saranno gli stessi parlamentari del Pd a organizzare «autonomamente, nel pieno delle nostre funzioni», un tavolo «di confronto e di elaborazione di azioni a favore dell'Abruzzo in crisi», come «aggiuntivo contributo agli attori istituzionali e sociali della nostra regione. Noi siamo pronti come lo siamo stati nella generosa adesione al Patto».  Per D'Alessandro la proposta di Legnini è una sorta di strisciante commissariamento della Regione da parte dei parlamentari: «Nulla vieta al Patto di incontrare i parlamentari sulle singole questioni», ha commentato il consigliere Pd, «ma teorizzare che non funziona solo perché non sono seduti senatori e onorevoli francamente mi sembra u
    na caricatura forzata della realtà». Perché la realtà, secondo D'Alessandro, è che il Patto non funziona per la «debolezza» di Chiodi.  Chiodi stende un velo su questo aspetto, ma trova «sinceramente condivisibile» il punto di vista del suo avversario politico sul no ai parlamentari. Il tavolo, dice il governatore, «è stato ideato senza alcuno spirito politico, ma solo per giungere a decisioni condivise per il bene della comunità abruzzese. Tra l'altro nelle riunioni del Patto, fatte sinora, tra me e D'Alessandro non c'è mai stato confronto preconcetto, come potrebbe solitamente accadere tra forze di maggioranza ed opposizione. Da parte mia e sua, al di là della diversa ideologia politica, all'interno del tavolo c'è sempre stata la massima chiarezza e collaborazione. E del resto», conclude Chiodi, «non potrebbe essere diversamente, quando l'obiettivo comune è la crescita economica, sociale e produttiva della nostra terra».  Chiodi e D'Alessandro possono contare sul rifiuto dei parlamentari dell'Italia dei Valori a entrare nel Patto, coerentemente con la posizione dell'Idv contraria all'istituzione del tavolo, considerato iniziativa mediatica, priva di utilità. Ma il senatore Alfonso Mascitelli e il capogruppo Carlo Costantini leggono nell'improvviso dibattito che scuote il Pd, anche l'annuncio di un futuro duello per la candidatura alla presidenza della Regione.  Sull'autonomia della Regione interviene anche il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano: «Stimolare e promuovere il dibattito sui temi economici è indispensabile. Come ho già sostenuto, tuttavia, per concretizzare e attuare le riforme strutturali, è necessario dare centralità al Consiglio regionale». «Anche nella piena valorizzazione dello Statuto regionale», afferma Pagano, «è necessario rispettare le prerogative del Consiglio regionale; pertanto, sarebbe inopportuno trasformare il tavolo del Patto in un simposio politico e autoreferenziale. Spettano a Regione, Parti Sociali e agli soggetti del partenariato concordare le linee d'azione, gli strumenti e le modalità di intervento al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati per lo sviluppo dell'economia, del lavoro, della qualità e della coesione sociale in Abruzzo». Rispetto a questo dibattito, restano fredde le tre associazioni datoriali più critiche con il Patto, tanto da essersi autosospese (il 13 rientreranno per verificare la disponibilità di Chiodi rispetto ad alcuni punti). Ma sulla questione dei parlamentari, Cna, Confesercenti e Confartigianato sono dalla parte di Legnini: «L'utilizzo delle competenze e del sistema di relazioni dei parlamentari», dicono in una dichiarazione comune, «può rappresentare, almeno su alcune partite importanti aperte con il governo nazionale e l'Unione europea, un ulteriore apporto per il Patto per lo Sviluppo, alla evidente ricerca di un rilancio. Tanto più che l'Abruzzo sta vivendo una situazione di crisi in cui le dispute in perfetto politichese possono solo rappresentare un danno, di fronte alla situazione di emergenza che le imprese vivono e che richiede l'apertura di tutti i canali possibili». Il Patto, aggiungono le tre associazioni «fin dal suo atto di nascita è stato presentato come uno strumento inclusivo e non ad excludendum». Dunque «sbaglia chi, nello schieramento politico continua a coltivare da una parte la logica dell'autosufficienza e dell'autarchia, e dall'altra quella della polemica politica a tutti i costi, quasi che l'intero schieramento sociale e imprenditoriale abruzzese si fosse posto al servizio di logiche elettoralistiche cui è invece estraneo». Insomma, secondo Cna, Confartigianato e Confesercenti, vanno «messi da parte gli egoismi di parte», per cercare le soluzioni «che uniscono anziché dividere». In questo quadro, dicono, «dovrebbe invece essere studiata una formula che permetta alla struttura del Patto di avvalersi, in alcune circostanze, dell'apporto e del supporto prezioso dei parlamentari abruzzesi».

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    8 febbraio 2012
     

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