PESCARA. «Sono convinto: i parlamentari abruzzesi debbono stare nel Patto per lo sviluppo». Il senatore del Pdl Filippo Piccone resta fermo sulle posizioni espresse nel Forum del Centro del 27 gennaio e non ritiene «scandaloso» che Gianni Chiodi ieri, e non solo ieri, si sia espresso contro la rappresentanza parlamentare. «Mi meraviglierei se fossimo d'accordo su tutto», dice il coordinatore regionale del Pdl. «Io rimango fermo nella mia idea, ne parlerò con il presidente». I parlamentari «debbono essere dentro al Patto», ripete Piccone, perché «se è vero che il Patto è una unione di forze sociali e politiche che si mettono d'accordo per un modello di sviluppo che va promosso sul territorio e in tutte le sedi istituzionali, a Roma e in Europa, non vedo per quale ragione i parlamentari debbano starsene fuori». E come ha fatto il senatore del Pd
Giovanni Legnini, anche il senatore Piccone farà un passo in questa direzione. «Lo chiederò ufficialmente anch'io», dice. Tanto più, aggiunge, «che nel Patto c'è l'opposizione regionale. Se il Patto fosse solo un organismo di maggioranza, si potrebbe fare un discorso diverso, ma non va dimenticato che tra gli attori c'è il Pd». Il senatore Piccone preferisce poi glissare sui riflessi di antipolitica che arrivano da chi si oppone all'ingresso dei parlamentari (anche da Chiodi quando dice, guardano alle posizioni del Pd, che «non si pu&ogra
ve; e non si deve correre il rischio di degradare il Patto a
palcoscenico politico improduttivo»). «Io credo», spiega Piccone,
«che i parlamentari come tutte le categorie che attraversano lo
scibile umano comprendono gli scemi e i produttivi. Parlerò con
Chiodi e gli esporrò la mia tesi: il Patto non deve escludere
nessuno, deve solo darsi delle regole ma anche autoescludere coloro
che vogliono fare demagogia senza dare un contributo serio». Per
questo il senatore Pdl «non è preoccupato» del rifiuto dei
parlamentari dell'Italia dei Valori, una posizione coerente con il
rifiuto del gruppo regionale di entrare nel Patto, anche se Piccone
ammette che «in considerazione del valore della rappresentanza mi
piacerebbe che ci fossero». Perché alla fine di tutto, dice,
l'obiettivo deve essere «portare a casa un risultato». Ma non sarà
facile per Piccone convincere il governatore, che fin dal primo
momento si è detto contrario all'ingresso dei parlamentari. Ieri è
tornato a ribadirlo, rispondendo alla disponibilità di Legnini e
dei parlamentari Pd a entrare, oppure a costituire un tavolo
parallelo in caso di rifiuto. «Il Patto per lo sviluppo
dell'Abruzzo è un tavolo di lavoro concreto, creato e istituito per
l'analisi delle problematiche e per il coinvolgimento del mondo
produttivo e sindacale nelle scelte fondamentali che riguardano la
nostra regione. Non si può e non si deve correre il rischio di
degradarlo a palcoscenico politico improduttivo», ha sostenuto
Chiodi, trovandosi in questo caso al fianco del capogruppo del Pd
in Consiglio regionale
Camillo D'Alessandro che in polemica
con Legnini aveva parlato di "parlamentarizzazione" della politica
regionale, una sorta di commissariamento. «I nostri parlamentari»,
ha detto il governatore, «sono e devono essere impegnati a Roma nel
supportare e sostenere la regione Abruzzo nei tavoli che contano
della capitale. Il Patto, così come concepito, è funzionale sia
nella composizione che negli obiettivi». Il presidente contesta
anche l'accusa lanciata dall'opposizione di un'amministrazione
regionale ferma. «Siamo l'esecutivo più prolifico degli ultimi
anni», fa notare Chiodi, «abbiamo ridotto in maniera decisa
l'indebitamento ed i costi della politica e portato a buon fine
riforme epocali, a partire dalla riorganizzazione del sistema
sanitario e dal taglio di enti strumentali ed agenzie. Anche
nell'istituzione di questo Patto siamo stati degli antesignani a
livello nazionale. Siamo sempre stati il governo dei fatti»,
conclude Chiodi, «a differenza di chi in passato ha fatto solo
vuoti proclami ed oggi attacca, strumentalmente, chi s'impegna,
produce risultati, e fa crescere il territorio abruzzese e la sua
gente».
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7 febbraio 2012